Mia figlia, di due anni e dieci mesi, viene ricoverata nel reparto di pediatria della nostra città con una enterite acuta da salmonellosi tipo B, poi tipizzata come Typhimurium a cura dell'Ufficio di Igiene. Nessuna cura viene data alla bambina. A seguito di sierodiagnosi di Widal - Wright risultano i seguenti dati: Tifo 0 positivo 1/640, presenza di agglutinine specifiche, Tifo H positivo 1/80, Paratifo B O Positivo 1/320, Brucella Negativo. Al nostro timore di fronte a questi risultati i medici rispondono che la sierodiagnosi risulta falsata a causa di reazioni incrociate con altre salmonelle che possono creare antigeni e positività errata alla sierodiagnosi di Widal- Wright . La mia domanda è: non si cura la Salmonella? E i risultati positivi del tifo perché non vengono presi in considerazione?

Le salmonellosi sono malattie causate da batteri del genere Salmonella di cui esistono tre specie: la salmonella typhi, la salmonella cholerae suis e la salmonella enteritidis. Tenendo conto della presenza sulla parete cellulare del germe di una struttura chiamata antigene O, le salmonelle vengono suddivise in cinque gruppi: A, B, C, D ed E. Ad esempio la salmonella typhi (per intenderci quella che provoca il temibile tifo) appartiene al gruppo D mentre la salmonella typhimurium, a cui si accenna nella domanda, appartiene alla specie enteritidis ed al gruppo B.

Questa premessa un po’ specialistica è necessaria per spiegare che la salmonellosi da cui è stata colpita sua figlia è dovuta ad un ceppo molto frequente (il più comune in Italia) che solitamente dà infezioni gastrointestinali (dette anche salmonellosi "minori", per differenziarle da quelle "maggiori" e più pericolose, come appunto il tifo), caratterizzate da diarrea, spesso con sangue e muco nelle feci, febbre, dolori addominali e vomito (non sempre presente).

È consueto, durante le infezioni da salmonella typhimurium, che la reazione di Widal (che valuta la presenza nel siero del malato di anticorpi contro gli antigeni O ed H e che classicamente è positiva nella febbre tifoide) sia falsamente positiva per un fenomeno di reazione crociata nei confronti di antigeni O comuni ai due tipi di salmonella. L’utilità di tale esame è perciò a tutt’oggi materia di discussione proprio per il riscontro di possibili reazioni falso-positive, ma anche falso-negative.

La terapia antibiotica nelle salmonellosi "minori" non è utile, ma, anzi, favorisce lo stato di portatore, prolungando l’emissione del germe con le feci e favorendo la selezione di germi resistenti. Tutto ciò vale anche in corso di quadri clinici severi, con febbre elevata: studi controllati non hanno dimostrato nessun miglioramento in caso di somministrazione di antibiotici per bocca o per via intramuscolare, sia per quanto concerne la durata della febbre, sia riguardo all’imponenza o alla durata delle scariche diarroiche.

Confortante è il dato che, nonostante frequentemente si associ all’infezione intestinale la presenza di salmonella nel sangue (vale a dire una batteriemia), sono comunque estremamente rare le localizzazioni extraintestinali come la meningite. Il trattamento antibiotico viene invece utilizzato in pazienti a rischio come i lattanti sotto i tre mesi di vita o nei pazienti immunocompromessi o portatori di protesi cardiache o affetti da malattie infiammatorie croniche dell’intestino, come la colite ulcerosa o il morbo di Crohn.

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