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Boel-test: perchè il Pediatra gli suona i campanellini?

Il Boel-test è un test che sembra un gioco ed invece fornisce importanti indicazioni riguardanti la vista, il quadro neuro-motorio e l'udito del nostro piccolino.

a cura di: Dott. Enrico Solito (pediatra)

È possibile sapere in cosa consiste il test dell'udito con le campanelline che il pediatra esegue verso i 7 mesi? Quali tipi di disturbi dell'udito rileva? Cosa succede se il bambino non reagisce?

Il BOEL test, cui lei si riferisce, è soprattutto, ma non solo, un test dell'udito. Dato che però questa è la sua funzione principale, la esamineremo più a fondo e per prima. Il test si svolge all'età di 7 - 8 mesi. Il bambino è in braccio alla mamma e il pediatra si siede di fronte, con calma e sorridendo, per non spaventare il bambino. Attrae la sua attenzione con un bastoncino rosso o, se questo non serve, con una girandola (entrambe facenti parte dell'attrezzatura del test) o al limite con un qualsiasi altro oggetto che interessi il piccolo: solo a questo punto, quando il bambino è concentrato sull'oggetto distraente, muove lentamente le mani sui lati e agita una delle campanelline, provocando un rumore improvviso ed inatteso ad una frequenza ben determinata. Il bambino si gira verso il rumore, ed è così dimostrato che a quella frequenza ci sente bene.

A questo punto viene di nuovo distratto e si ricomincia, fino a testare entrambe le orecchie per tutte e due le campanelline (quindi, sia per le frequenze alte che per quelle basse). Naturalmente occorrono una serie di accorgimenti: bisogna che ci sia silenzio, che il bambino non sia spaventato, che le mani siano messe in modo che il bimbo non le veda, eccetera. Ma questi sono particolari tecnici. Con il BOEL, che è solo uno dei test cosiddetti "da distrazione" si valutano anche alcuni aspetti riguardanti la vista (presenza o meno di strabismo), il quadro neuro-motorio (posizione seduta, capacità uguali da entrambe i lati, movimenti spontanei, prensione, ecc.), alcuni dati psico-relazionali (paura dell'estraneo, curiosità, risposta allo stress, richieste alla madre, risposte della madre allo stress e alle richieste del bambino, ecc.) e cognitive (sviluppo del linguaggio, capacità di manipolazione, esplorazione, ecc.).

Va sottolineato che le informazioni suddette possono ovviamente essere ottenute dal pediatra anche in altre visite, o nella stessa visita in altri momenti: ciò non toglie che tutte queste possibilità, ed altre ancora, fanno sì che il BOEL non sia più considerato "solo" come un test per l'udito, ma uno strumento utile a più livelli. Naturalmente il bambino dimostra di sentire anche molto tempo prima dei 7-8 mesi: fin dalla nascita sussulta a un forte rumore, si gira, come può, verso una voce umana, si calma con la voce dei genitori, eccetera. E infatti queste cose vengono chieste ai genitori. Ma diciamo che a 7-8 mesi si ha una "prova del nove": la risposta è chiarissima ed inequivocabile. Il test è stato ideato per lo screening di ogni tipo di diminuzione dell'udito (ipoacusia). Quello che interessa di più è l’ipoacusia congenita, che se è grave isola il bambino e non gli fa percepire i suoni: così il bimbo non imparerà neppure a parlare ed avrà gravi ripercussioni, a meno che non venga riconosciuta e trattata subito la situazione che è alla base . Tuttavia non tutti i bambini che non rispondono bene al test hanno questa situazione, anzi, pochissimi.

Per la stragrande maggioranza dei casi hanno avuto un banale raffreddore che ha provocato un accumulo di muco all'interno dell'orecchio (otite media essudativa) che non lo fa sentire bene per qualche settimana (capita anche a noi grandi), oppure "non è giornata" perché è molto distratto. Perciò il pediatra in caso di test fallito non si allarma subito, ma chiede di ripeterlo dopo qualche giorno: di fronte a un nuovo fallimento controlla l'orecchio con l'otoscopio, e solo a questo punto invia il bambino al "secondo livello". Qui vengono fatte altre prove in grado di evidenziare una vera perdita di funzione delle vie uditive e si decide per una eventuale terapia. Proprio il fatto che la terapia è tanto più efficace quanto è precoce ha portato ultimamente a discutere se il BOEL non sia uno strumento che arrivi troppo tardi. Il problema è complesso: i bambini sordi più o meno gravi sono solo uno su mille e ha senso cercarli solo se possiamo garantire di esaminare tutti i bambini. Con una percentuale così bassa basta che 3 o 4 su mille non siano esaminati perché tutto il lavoro sia inutile.

Ora, gli strumenti alternativi al BOEL, che si possono usare anche a pochi giorni di vita, sono molto costosi per uno screening di massa, possono essere fatti solo in luoghi centralizzati e costi ancora più alti sono legati a chiamare apposta tutti i genitori, richiamarli ancora se i test non sono perfetti, eccetera. Costi, badate, non solo economici, ma in termini di disagio per la popolazione e soprattutto di mancata risposta (nessuno gradirebbe perdere giorni e giorni per lo screening dell'udito, poi quello della vista, ecc.: e basta che poche persone non si rechino poi al test per far fallire tutto). La discussione è aperta, ma per ora il BOEL sembra ancora il mezzo più adatto a cercare tra tutti i bambini "normali" quell'uno su 1000 circa che ha un danno più o meno grave all'udito.
Naturalmente il discorso è diverso se i genitori notano qualcosa di strano, o se il bambino è conosciuto per correre dei rischi in questo senso (i prematuri, chi ha avuto gravi infezioni, eccetera): in questi casi non si aspettano gli 8 mesi e il BOEL test, ma viene testato l'udito subito con le tecnologie a disposizione.

1/6/1998

9/6/2018

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