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Il pianto del neonato è fatto apposta per non lasciare indifferenti. Non esistono neonati che mangiano, dormono e non piangono mai.
a cura di: Dott. Guido Vertua (pediatra)
Mio figlio di 2 mesi e mezzo da quando è nato dorme poco e piange molto tra una poppata e l'altra, senza nessuna regola fissa di orari, a parte la tendenza a dormire di più nelle ore notturne (per fortuna!). Finora l'ho allattato al seno senza orari fissi, ma tentando di far trascorrere almeno 3 ore tra un pasto e il successivo per consentire una sufficiente produzione di latte. Ora il bambino fa da 6 a 8 pasti al giorno di cui 1 o 2 notturni. Alla dimissione pesava 3,2 kg e finora è cresciuto bene (3 kg in 10 settimane). Il suo comportamento è rimasto quasi invariato, continua a dormire poco e quando è sveglio per un po' sta tranquillo e sorride e poi inizia a piangere. Di solito, ma non sempre, si calma se preso in braccio e cullato camminando (ma guai a sedersi, se ne accorge subito). Qualche volta per necessità l'ho lasciato nel lettino e lui ha continuato a piangere disperatamente per anche un'ora interrompendosi ogni tanto per pochi minuti. Poi per la stanchezza ha dormito di più nelle ore successive. Ho provato a somministrargli antispastici per le coliche senza nessun beneficio. Le domande sono:
Non esistono i neonati che mangiano, dormono e non piangono mai. Ve ne sono alcuni che piangono di meno ed altri che strillano di più: ma nelle prime settimane di vita, in realtà, i neonati piangono tutti, in media circa due ore al giorno. E con il passare del tempo è normale che le ore di pianto aumentino, arrivando abitualmente, a sei settimane di età, a quattro.
Tutto ciò si spiega con il fatto che un lattante ha a disposizione pochi mezzi per comunicare con il mondo che lo circonda ed il più importante di questi è proprio il pianto. Come ogni linguaggio, anche il pianto è formato da suoni, da espressioni diverse che hanno un significato preciso. Non esistono regole precise per interpretare le strilla di un bambino, ma con il passare del tempo i genitori imparano a decifrare i vari tipi di pianto e a capire quello che il figlio vuole.
C’è il pianto breve e ritmico che si fa a mano a mano più intenso quando il bambino ha fame o sete o il pianto lamentoso del bebè troppo stanco o annoiato o il pianto improvviso, disperato, inconsolabile, spesso accompagnato da sudorazione e arrossamento del viso, del lattante che ha dolore (ad esempio per una colica o per il mal d’orecchio) o il pianto che scoppia inaspettatamente quando sta per addormentarsi e che serve al piccolo per scaricare l’eccesso di tensione accumulata durante la giornata.
Quando i genitori non riescono ad interpretare i messaggi del figlio, può essere utile seguire alcuni accorgimenti:
Concludendo, un lattante di pochi mesi di vita non piange mai solo per capricci o per fare un dispetto, ma per esprimere uno stato di malessere oppure per attirare l’attenzione al fine di comunicare le sue esigenze. È sicuramente un errore ignorare le sue lacrime o abbandonare il bambino nella sua stanzina fino a che il pianto cessi per esaurimento, ma occorre cercare di mettere in atto tutti gli accorgimenti per alleviare la sua pena.
1/6/1998
14/7/2010
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