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Come rafforzare le difese immunitarie

Esistono condizioni patologiche caratterizzate a deficit delle difese immunitarie che possono beneficiarsi di immunostimolanti, in grado cioè di rafforzare le difese immunitarie.

a cura di: Dott. Sergio Manieri (pediatria)

Esistono farmaci che rafforzano le difese immunitarie?

L’organismo umano in risposta ai molteplici agenti patogeni esistenti in natura ha a disposizione numerosi meccanismi di difesa che nel loro insieme costituiscono il “sistema immunitario”.
Questo consiste in due tipi di difese:

  • risposta immunitaria non specifica: si tratta di una complessa organizzazione (Neutrofili, Macrofagi, Monociti, Complemento) finalizzata alla fagocitosi, alla presentazione di antigeni a quei linfociti incaricati del loro specifico riconoscimento, ed al trasporto di una generica sostanza (indipendente dalla natura o dalla sua composizione chimica) alla ghiandola linfonodale più vicina, dove potrà essere distrutta.
  • risposta immunitaria specifica: si tratta di una serie d’interventi messi in atto da cellule particolari (Linfociti T Killer, Linfociti T Helper, Linfociti B ed Immunoglobuline) in grado di riconoscere e di distinguere un particolare agente estraneo (antigene), di attivare cellule capaci di reagire all’antigene ed infine di eliminare l’antigene stesso. L’immunità specifica conserva il ricordo dell’antigene (memoria immunitaria) che permetterà di organizzare più rapidamente le difese, nel caso che lo stesso antigene torni ad assalire l’organismo. Affinché si realizzi la risposta immunitaria è necessario disporre di queste unità elementari, che vengono prodotti da organi come il midollo osseo, la milza e il fegato.

Esistono condizioni patologiche caratterizzate o associate a deficit delle difese immunitarie che possono beneficiarsi di farmaci immunomodulatori o immunostimolanti, in grado cioè di stimolare il sistema immunitario.

Alcuni immunomodulatori hanno un meccanismo d’azione ben definito, come l’interleuchina-2, i fattori di crescita ematopoietici, sieri, interferone. Si tratta di prodotti utilizzati in patologie definite che riducono le difese immunitarie come leucemie, alcuni tumori, epatiti, ecc.; sul loro profilo di efficacia e sicurezza esistono ampie casistiche e studi estesi e ben strutturati.

In realtà, vengono considerati immunomodulatori anche altri preparati del commercio, non utilizzabili nelle precedenti condizioni di immunodeficienza ma prescritti in soggetti che presentano infezioni respiratorie ricorrenti, specie nel periodo invernale, i cui effetti sono sicuramente meno studiati, pur essendo stati pubblicati degli studi in letteratura che hanno poi portato alla loro commercializzazione.

Questi prodotti vengono definiti anche “vaccini”, ma in realtà non si tratta di veri vaccini. Sono specialità medicinali che contengono antigeni batterici, cioè frammenti di batteri, oppure catene polipetidiche o estratti di piante medicinali che, assunti dall`organismo sano, ne dovrebbero stimolare la risposta immunitaria (ossia stimolare la produzione di anticorpi necessari per contrastare il microorganismo vero e proprio, cioè vivo, in caso di futura infezione).

A tutt'oggi non è ancora completamente noto il loro meccanismo d'azione, che sembrerebbe basarsi sull'attivazione del tessuto linfoide (composto soprattutto da linfociti) della mucosa intestinale e respiratoria, migliorando la risposta immunitaria dell'organismo.

In pratica, il materiale antigenico presente nel preparato, una volta ingerito, viene "captato" dai linfonodi posti lungo l’albero digestivo ed innescato il processo immunitario che porta l’organismo a produrre anticorpi contro il materiale stesso. Una volta in circolazione questi anticorpi prodotti dovrebbero essere attivi anche contro i batteri simili dal punto di vista antigenico, cioè quelli che più comunemente provocano malattie a livello delle vie aeree.

Recentemente questi principi attivi sono stati oggetto di un ampio dibattito nella comunità scientifica internazionale in riferimento al rapporto rischi/benefici del loro utilizzo; si discute cioè se esiste un rischio inadeguato rispetto al beneficio potenzialmente realizzabile per una terapia preventiva.

Dall'esame della letteratura emerge un profilo di sostanziale sicurezza nell'uso di questi composti, tuttavia sono necessari studi controllati più ampi ed approfonditi per stabilire una significativa riduzione della frequenza e gravità delle infezioni respiratorie sicuramente riconducibili al loro utilizzo.

5/4/2011

11/10/2016

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