Sono per fortuna lontani i tempi in cui il sesso del nascituro poteva costituire un problema per i suoi genitori. Oggi, salvo rarissime patologiche eccezioni, maschietti e femminucce sono altrettanto ben accetti nelle loro famiglie.
A quasi tutti i futuri genitori capita comunque di provare una certa curiosità di sapere, forse per prepararsi meglio psicologicamente all’incontro con il proprio bambino.

Fino a pochi anni fa, queste fantasticherie continuavano fino al momento del parto e solo le tradizioni e le superstizioni offrivano "metodi" per sapere il sesso del bambino. Oggi l’ecografia consente, tra il quarto e quinto mese, di vedere quasi sempre se il feto è maschio o femmina.

Meno note, ma altrettanto importanti sono le conoscenze di ciò che avviene nei meccanismi dello sviluppo fetale.
Il cromosoma sessuale dell’ovulo materno è sempre X. Lo spermatozoo, invece, può portare una X o una Y che, combinata con la X dell’ovulo, darà vita in modo del tutto casuale a un maschio (XY) o una femmina (XX).

Fino alla 12° settimana, però, il nuovo individuo non è compiutamente maschio o femmina: il primo abbozzo di organi  genitali è identico e ha caratteristiche femminili. Poi il cromosoma Y, se è presente, grazie a particolari ormoni guiderà la differenziazione e trasformerà il nuovo individuo in maschio. Se il feto è XX, questo meccanismo ormonale non si innesca e nasce una femmina.

Ciò significa in pratica che il "modello base" è femminile: se su di esso intervengono i "comandi" del cromosoma Y (portato dal padre) esso virerà verso l’individuo maschio, altrimenti continuerà la sua evoluzione femminile.

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