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A due anni ha delle crisi nervose che durano anche 20 minuti

Crisi nervose: nel periodo che va dai due ai tre anni i bambini vivono una fase evolutiva caratterizzata dallo sperimentare i limiti e le differenze fra sé e l'ambiente.

a cura di: Dott.ssa Maria Rita Esposito (psicopedagogista)

Il mio bambino di due anni ha delle crisi nervose che durano anche 15-20 minuti. Le crisi si verificano un paio di volte al mese e sembrano una amplificazione dei capricci quotidiani. Il bambino piange urlando, scalcia, si dimena, non vuol stare in braccio e non vuol essere appoggiato né sul letto né a terra. Vuole che la mamma sia vicino, ma contemporaneamente è molto aggressivo, come se volesse che la mamma assistesse al suo sfogo. In questi casi allontana il papà (ma vuole che anche lui sia lì). Ho notato che le crisi sono legate al sonno. Accadono quando si sveglia di notte e non riesce a riaddormentarsi subito come al solito. È possibile che faccia brutti sogni o che abbia paura di qualcosa? Da qualche mese dorme nella sua cameretta e non sta mai completamente al buio. È un bambino molto vivace ed anche abbastanza aggressivo con i bambini dell'asilo nido. Vorrei sapere qual è il migliore comportamento dei genitori in questi casi e se può dipendere dal fatto che, lavorando entrambi, stiamo poco tempo con lui.

Gentile genitore, lei spiega in maniera chiara e dettagliata il comportamento del suo bambino, nei momenti di crisi. Nel periodo che va dai due ai tre anni (consideri che queste indicazioni temporali sono soggettive e relative quindi alla personalità, all'ambiente di ogni bambino, che è diverso da un altro) i bambini vivono una fase evolutiva caratterizzata dallo sperimentare, in modo completo e complesso, i limiti e le differenze fra sé e l'ambiente: è una sorta di sfida che mettono in pratica nei loro comportamenti al fine di provare e consapevolizzare a che punto esiste il limite tra il Sé e il non Sé. È una fase di crescita importantissima, in cui dalla dipendenza quasi totale dall'adulto di riferimento (in genere la mamma e il papà) tendono ad essere indipendenti, nei pensieri, nelle emozioni e nei comportamenti.

Dico di più a riguardo: tale fase, in maniera globale, comincia già prima e precisamente quando i piccoli iniziano l'esplorazione data dalla deambulazione: già lo spostamento motorio nell'ambiente rappresenta per i bimbi un allontanamento fisico e psicologico dal genitore, che deve però essere sempre nel loro campo visivo o in uno spazio/tempo non troppo lontano. La sicurezza che l'adulto sia presente, anche senza vederlo, è un passo necessario per promuovere lo sviluppo dell'autonomia e della fiducia in sé e nell'altro.

Questi elementi ci aiutano a capire perché un bambino, nel momento del capriccio, pur tendendo a rifiutare il contatto di mamma e papà, appunto come capita a suo figlio, nel contempo cerca la sicurezza e la cura delle stesse figure da cui si distacca. È molto probabile che, in questo momento, come genitori stiate cercando una giustificazione al comportamento di disagio del piccolo, una spiegazione che non riuscite a trovare, proprio in virtù del fatto che si tratta di una fase di crescita fisiologica, che va osservata e assecondata nel momento di crisi.

Se, in altri termini, il bimbo, mentre la allontana subito dopo chiede la sua presenza, lo faccia pure: sarà in altri momenti e con modalità diverse, come il racconto di una fiaba tema, un disegno parlato o un cartone, che aiuterà suo figlio a interiorizzare positivamente il passaggio dalla fase della dipendenza a quella dell'autonomia.

Lo faccia con cautela e rispettando il suo ritmo personale. In tali esperienze di crescita in genere due sono gli indicatori che emergono in maniera significativa e questi sono il rapporto col cibo e il rapporto col dormi/veglia: durante il secondo/terzo anno la maggior parte dei bambini cominciano a dormire nella propria cameretta e cominciano di riflesso ad assumere un atteggiamento qualificato dal "dormo da solo!"/"dormo con mamma e papà!".

Molto spesso a queste richieste ambivalenti si risponde, specie durante le crisi notturne del bimbo, con vulnerabilità: essere stati lontani durante il giorno per lavoro spesso porta il genitore ad assecondare l'esigenza di vicinanza in momenti inadeguati.

I genitori dovranno considerare tali episodi come fatti momentanei e, soprattutto come momenti di crescita: aiutare il piccolo a riaddormentarsi nuovamente nella cameretta è il comportamento più corretto, ma anche la valutazione specifica del caso, dell'episodio non può essere elusa, poiché spesso capiterà che il piccolo reclamerà la presenza dei genitori o il dormire nel lettone. Io rassicuro tali genitori spiegandogli che le crisi nel sonno e nei comportamenti sono fisiologiche, se non caratterizzate da una elevata frequenza: l'uso di strategie/gioco aiutano molto in questi casi e, prima di addormentarsi, un buon libro, come quelli per bambini ("Buonanotte Spotty!" Fabbri editori, per la fascia di età di cui alla consulenza), può essere un buon calmante. Auguri!

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