Mio figlio di 10 anni non accetta che io possa rifarmi una nuova vita con un'altra persona. Sono vedova. Si rifiuta anche solo di pensarlo e si comporta male nei confronti dell'altra persona. Non so come comportarmi con lui. In che modo affrontare questa cosa?

Gentile Signora, dalla sua lettera non risulta evidente se suo figlio sia l'unico a rapportarsi con lei, oppure abbia invece dei fratelli con cui condividere questo rapporto. Questo, seppure possa sembrare di poco conto, ha invece molta importanza in quanto costituisce l'esclusività o meno della vostra relazione e di come suo figlio si vive al centro del vostro mondo familiare, ma anche per capire quanto l'attenzione sia concentrata su di lui e vada a determinare o meno il vostro legame di attaccamento.

La mancanza, comunque, della figura paterna che non c'è più è sicuramente stata, e lo è probabilmente ancora, vissuta da suo figlio in maniera dolorosa. Elaborare un lutto per una persona cara non è cosa di poco conto e le dinamiche che si svolgono nell'adulto sono spesso quelle che appartengono anche al mondo dei bambini.

Non so a quale età suo figlio sia stato privato della presenza del padre, né tanto meno conosco se è morto per cause naturali o a causa di una morte improvvisa. Anche in questo l'accettazione dell'evento in quanto tale è determinante; infatti, a seconda di quanto un bambino è stato preparato all'evento, la reazione è diversificata.

Si parla di preparazione al lutto vero e proprio, in funzione del fatto che anche un bambino abbia la possibilità di prepararsi a questo evento con tutti i ritmi che ogni essere umano possiede, ed essi appunto sono diversificati per ognuno di noi.

Non so quanto lei di questo abbia parlato con suo figlio: spesso l'adulto è convinto che parlare di una perdita o di un lutto importante non sia mai il momento giusto per un figlio ed invece è proprio questo che un bambino ci chiede con messaggi che non sono verbali e che spesso appartengono ad un linguaggio dei gesti, ma anche di un atteggiamento aggressivo.

Sicuramente il suo ruolo di madre l'avrà vista costretta non solo a dare nutrimento affettivo e sicurezza a suo figlio, ma spesso l'avrà portata anche a sostituire la figura paterna che è venuta a mancare. Il padre è colui che trasmette valori, che indirizza anche ad un'autonomia futura e che guida in questo processo.

Forse suo figlio sente ora questo bisogno di guida ed interpreta la presenza del suo compagno come qualcosa che va ad invadere un campo che è percepito proprietà del padre naturale che non c'è più. Forse suo figlio sta difendendo questa proprietà "comportandosi male", come sostiene lei e in questa difesa c'è forse l'ambivalenza tra il senso di colpa verso un padre che se ne è andato a causa di un evento naturale ed inevitabile, ma forse c'è anche la rabbia per il semplice fatto che lui non ci sia più.

Allora con chi prendersela se non con il nuovo venuto che è arrivato ad "usurpare quel posto" che lui con fatica vorrebbe difendere? Forse suo figlio non riesce a spiegarsi questa sostituzione: e allora è qui che ritorniamo alla necessità di parlare con lui di come e in che modo lui ha vissuto la separazione dovuta alla morte di suo padre.

È importante che con il suo bambino lei ritorni a parlare o ne parli ora, se prima non è stato fatto, di ciò che è accaduto, e di come lui si è sentito e si sente ora per il lutto di questa perdita. Conceda a suo figlio la possibilità di fare delle domande e di avere delle risposte, affinché anche tra voi non rimangano sospesi.

Sicuramente pian piano scivolerete anche sul ruolo del nuovo venuto, in maniera più chiara, lucida e accomodante, in modo che lui capisca che questa persona non è lì con il ruolo dell'usurpatore né di un ruolo paterno che è venuto a meno, ma nemmeno di un affetto che prima era ritenuto esclusivo con lei, sua madre.

È necessario però, che prima lei conduca suo figlio a parlare ed elaborare la separazione dal padre naturale, affinché possa costruire e definire un nuovo rapporto di attaccamento con il suo nuovo compagno. Riservi a suo figlio alcuni momenti di incontro, da soli; qualche ora insieme di divertimento permetterà una spiegazione più chiara dei singoli ruoli, i vari modi di vivere insieme, di voler bene.

Solo così scatterà il meccanismo dell'accettazione: prima sarà molto difficile che ciò avvenga. Probabilmente solo in questo modo il suo compagno da "antagonista" potrà essere percepito da suo figlio come "alleato" nella "protezione" del vostro nucleo familiare. La capacità di accettare e sentirsi accettati permette la fiducia di base, consente di potersi fidare del mondo, di essere degni di amore, di amare la vita. E questo è un diritto di tutti i bambini prima e successivamente degli adulti poi.

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