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Non parla ancora

Ritardo del linguaggio? Il processo della crescita non di rado subisce dei rallentamenti legati al "desiderio di restare piccoli", di non affrontare la fatica e i vincoli imposti dalla maturazione.

a cura di: Dott. Giuseppe Varrasi (pediatra)

Mio figlio Mario all'età di due anni non dice ancora parole e quindi frasi di senso compiuto. Al momento si limita a dire solo io e ciao. Mamma lo dice raramente, si esprime molto a gesti. A gesti fa capire tutto. Ho chiesto consiglio al mio pediatra il quale mi ha detto che effettivamente dovrebbe dire già qualcosa, ma probabilmente non ha ancora fatto l'associazione tra l'oggetto e il suo significato. Sono molto preoccupata di ciò, perché conosco bambini delle sua età e anche più piccoli che già parlano. È normale l'atteggiamento di mio figlio? Cosa mi dite in merito?

Effettivamente a due anni un bambino dovrebbe utilizzare parole o piccole frasi per comunicare. Il problema, però, va scisso in due parti: il bambino non è capace di usare le parole? il bambino non vuole usare le parole?

Nel primo caso, occorre pensare ad un difetto dell'udito, anche lieve, ad un difetto dell'articolazione della parola (cioè della modulazione dei suoni) o ad un ritardo mentale. Diciamo subito che nessuna di queste ipotesi appare probabile, in quanto il suo bambino mostra una buona comprensione del significato delle parole pronunciate dai genitori. In altri termini, se la mamma dice "prendi il bicchiere" (stando bene attenta a non farsi leggere le labbra) e il bambino lo fa, significa che il bambino ci sente e che capisce il significato della parola. Oltre a ciò, presumiamo (ma nella domanda non è specificato) che non vi siano condizioni a rischio per sordità o ritardo: prematurità, sofferenza da parto, malformazioni, malattie ereditarie. Comunque, una valutazione audiologica e foniatrica è raccomandabile. Entrambe le valutazioni vengono svolte dalla medesima figura medica, l'audiofoniatra, che è un otorinolaringoiatra specializzato nei problemi del linguaggio.

Veniamo poi alla seconda ipotesi, di gran lunga la più probabile: il bambino non vuole usare le parole, perché "gli conviene" continuare ad esprimersi a gesti. Se, quando indica un mobile, la nonna interpreta "vuole le caramelle dentro la scatola rossa, ma solo quelle alla fragola e non quelle al limone", il bambino non farà mai la fatica di usare una frase così complessa: alzerà semplicemente il dito ed otterrà ciò che vuole. Allora, oltre ad indagare eventuali difetti dell'udito, provate a "rendergli la vita più difficile": non accontentatelo subito quando alza il dito, ma invitatelo a ripetere "dimmi cosa vuoi: ca-ra-mel-la".

Il processo della crescita non di rado subisce dei rallentamenti o dei blocchi legati proprio al "desiderio di restare piccoli", di non affrontare la fatica e i vincoli imposti della maturazione verso l'età adulta. Questi blocchi possono riguardare il linguaggio, il controllo delle feci, il mangiare da soli, e così via. Il modo migliore per superarli consiste nell'offrire la carota del vantaggio ("adesso che sei grande, puoi andare con il papà") ed il bastone dell'ostacolo ("se non ti lavi le mani, non puoi sederti a tavola"). Il tutto, con una abbondante dose di pazienza.

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