Dopo una regolare gestazione protrattasi fino alla 41° settimana, sotto il costante controllo del nostro ginecologo di fiducia, operante presso la stessa struttura privata, all'incedere dei sicuri segnali del travaglio di parto, ci siamo recati in clinica ed è stato disposto il ricovero. A sei ore dal ricovero, in seguito alla somministrazione di farmaci induttori, si raggiunse una dilatazione completa che indusse al trasferimento in sala parto. Dopo circa due ore, verificatasi una inerzia espulsiva, i medici provvedevano, mediante applicazione di una ventosa e con opportune manipolazioni, ad aiutare il bimbo a vincere l'impedimento costituito da un doppio giro del cordone ombelicale al collo. Il nostro bambino, per ammissione dello Staff Medico che aveva prestato la necessaria assistenza, è rimasto per altri sei minuti asfittico. Dopo circa un'ora di rianimazione praticata con applicazione di maschera si provvedeva, su parere del pediatra convocato d'urgenza, al trasferimento nel reparto di Terapia Intensiva di Neonatologia del vicino Ospedale. Fin dalle prime ore dal ricovero il bimbo manifestava frequenti crisi convulsive e fu subito trattato con sedativi. Al terzo giorno è stato sottoposto ad esame ecografico che evidenziava la presenza di un edema molto diffuso, confermato anche dall'esame TAC effettuato al quinto giorno. In tale periodo si è verificata una mancanza di diuresi con conseguente infezione a un rene, infezione che ha indotto a fargli assumere anche antibiotici. Al sesto giorno, il bimbo ha ripreso la diuresi completamente e gli eventi convulsivi si sono estremamente ridotti a due. Al settimo giorno, si è verificata una sola convulsione di rilievo e l'ecografia evidenziava un leggero assorbimento dell'edema. Durante l'ottavo e il nono giorno, cioè oggi, il bimbo non ha avuto convulsioni e presenta una riduzione dello stato ipotonico: infatti sbadiglia, sbraccia e muove la testa. Le terapie attualmente in atto per il bimbo sono sedativi, antibiotici per l'infezione e farmaci per l'assorbimento dell'edema. Per noi genitori: tempo, farmaco alquanto raro ma soprattutto inefficace per due giovani sposi alla loro prima esperienza di maternità e di paternità.

L'asfissia è definita come una ipossiemia (diminuzione di ossigeno nel sangue) con conseguente disturbo dell'equilibrio degli acidi (acidosi metabolica). In un feto durante la gestazione oppure durante il travaglio, l'ipossiemia e la conseguente ipercapnia (aumento di anidride carbonica) si possono verificare quando vi è una diminuzione del flusso sanguigno placentare; una delle cause è proprio il giro di cordone ombelicale intorno al collo.

Il feto sano impiega vari meccanismi per rispondere all'ipossiemia ed alla ipercapnia: viene ridotto l'apporto di sangue al distretto cutaneo (pallore), renale (contrazione della diuresi) e mesenterico intestinale con marcata riduzione del flusso sanguigno a questi organi; al contrario il flusso sanguigno del cuore, del cervello e dei surreni è aumentato per mantenere l'apporto di ossigeno agli organi vitali. L'asfissia è meglio tollerata durante la vita fetale e neonatale che durante altri periodi della vita. Una possibile spiegazione di questa migliore tolleranza è che una elevata percentuale della domanda di ossigeno del neonato è facoltativa o non essenziale per funzioni vitali come la crescita e la termoregolazione.

Gli effetti dell'asfissia sul sistema nervoso centrale possono essere di vario grado e di solito iniziano durante gli stadi finale di un episodio importante per cui si instaura una encefalopatia ipossico-ischemica (irritabilità, ipotonia, convulsioni ed anche coma), che alla TAC si evidenzia con una immagine di edema diffuso. Le convulsioni neonatali da ipossia richiedono un trattamento intenso e vigoroso ed i neonati si riprendono in genere completamente e sono normali al follow-up (controllo successivo continuato) a lungo termine. L 'elettroencefalogramma è di aiuto per una accurata diagnosi della maggior parte delle convulsioni neonatali e per il monitoraggio del periodo convulsivo.

La più comune terapia di prima linea è il fenobarbital per via endovenosa ad una dose più elevata nelle prime 24 ore (quando le convulsioni sono più difficili da controllare), seguita poi da una dose di mantenimento fino a normalizzazione del quadro clinico ed elettroencefalografico.

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