Mio figlio di sette mesi ha avuto una serie di episodi che potrebbero far pensare ad una allergia al latte vaccino. Premetto che a circa due mesi gli è stata diagnosticata la dermatite atopica. All'età di 4 mesi è stata necessaria un'integrazione di latte formulato al latte materno: dopo due giorni di somministrazione del solo pasto serale, il bambino ha avuto una forte e diffusa orticaria con febbre. Il pediatra ha perciò consigliato l'uso di un latte di soia che peraltro continuiamo ad usare. Con lo svezzamento si sono verificati vari episodi di eruzioni cutanee localizzate al viso e collo e nell'area anale, solo quando il bambino mangiava lo yogurt: non appena lo sospendevo spariva tutto. Da quando ha iniziato a fare il pasto serale a base di pappa con parmigiano grattugiato (che peraltro già aggiungevo alla pappa di mezzogiorno - un solo cucchiaino) il bambino ha di nuovo i sintomi di cui sopra (il primo giorno addirittura gli occhi gonfi). In occasione di un ricovero in ospedale nel mese di settembre, per un episodio di broncospasmo, a seguito di mia specifica richiesta, mi è stato detto che il RAST a questa età non da risultati attendibili. Come è possibile sapere se e a che cosa il bambino è allergico? Il nostro pediatra minimizza la cosa, ma il mio occhio osservatore mi fa pensare che, se non una vera e propria allergia, forse potrebbe esserci un'intolleranza.

La storia ed i sintomi da lei riferiti sono suggestivi per un'allergia alle proteine del latte vaccino. La prima cosa da fare in questi casi è quella di praticare i prick test (prove allergiche) per le frazioni proteiche del latte vaccino. Se essi sono negativi si può escludere la presenza di allergia IgE-mediata per il latte vaccino, ma non la presenza di allergia legata ad altri meccanismi immunitari (linfociti T o immunocomplessi). Se i prick sono positivi è molto probabile, ma non certo al 100%, che siamo di fronte ad un'allergia IgE mediata. Il RAST ha una minore sensibilità rispetto ai prick test, ma è ugualmente utile per confermare ulteriormente la sospetta allergia. Come vede, fare una diagnosi di allergia alimentare, basandosi solo su prove allergiche o esami del sangue, non è cosa semplice.

La prova che viene ritenuta avere la maggiore attendibilità per la diagnosi è il cosiddetto "challenge orale" (o test di eliminazione-scatenamento): si sospende il cibo sospetto per un periodo adeguato (minimo tre settimane) al fine di determinare la scomparsa dei sintomi, e lo si risomministra, preferibilmente in ambiente ospedaliero, verificando la ricomparsa di sintomi suggestivi di allergia o intolleranza all'alimento. Per avvalorare l'ipotesi di un'allergia alle proteine del latte vaccino sarebbe importante indagare se tra i familiari più stretti vi è o vi è stato qualche caso simile, poiché tale allergia ha un'altissima familiarità.

Nel vostro caso l'ipotesi di allergia è avvalorata dalla pregressa dermatite atopica e dall'episodio di ostruzione respiratoria bronchiale. Vi consiglierei comunque di aspettare il compimento dell'anno di età prima di far praticare il "challenge orale", vista l'alta probabilità di allergia al latte vaccino.

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