Vorrei che parlaste di un argomento che mi interessa personalmente e cioè l'asma da reflusso gastro-esofageo.

Per reflusso gastro-esofageo si intende l’involontario passaggio di materiale gastrico in esofago. Tale condizione è fisiologica (cioè normale), se avviene sporadicamente, ed è molto più frequente nel neonato e nel lattante (40% dei bambini fino ad 10 mesi di vita), risolvendosi nel 95% dei casi entro il 24° mese di vita. La malattia da reflusso gastro-esofageo è invece caratterizzata da un’aumentata intensità, durata e frequenza del reflusso. Il rapporto esistente tra sintomi asmatici e reflusso gastro-esofageo (RGE) fu messo in evidenza, in modo scientifico, già nel 1946 da Mendelson.

Egli descrisse la comparsa di sintomatologia simil-asmatica in pazienti anestetizzati e con presenza di RGE ed aspirazione di secrezioni gastriche nelle vie aeree. Da allora si sono moltiplicate le segnalazioni riguardanti la possibilità di asma causato da RGE, ma anche segnalazioni di RGE causato dall’asma stesso. La prevalenza di RGE in pazienti con asma varia, dal 30% all’89%, a seconda dei diversi autori, e circa il 40% di bambini con RGE avrebbe sintomi simil-asmatici. I meccanismi ipotizzati attraverso i quali il RGE può dare sintomi asmatici, sono prevalentemente: ripetute micro-aspirazioni di materiale gastrico; riflesso vagale da distensione esofagea o presenza di acido nell’esofago. In corso di associazione con il RGE i sintomi respiratori sono prevalentemente notturni, ciò in relazione all’aggravarsi del RGE nelle ore notturne.

La sintomatologia respiratoria indotta dal reflusso può essere di vario tipo, infatti si va dalle crisi di cianosi con arresto del respiro alla sola tosse notturna. Altri sintomi possono essere: stridore laringeo, laringiti ricorrenti, broncopolmonite, otiti ricorrenti e naturalmente asma. In base all’età del bambino prevale un sintomo o l’altro. Ad esempio nel lattante saranno più frequenti fenomeni caratterizzati da crisi di cianosi, crisi di apnea, stridore laringeo, bronchioliti ricorrenti e broncopolmoniti ricorrenti. Nelle età successive saranno maggiormente rappresentati sintomi cronici quali tosse cronica, bronchite cronica, polmonite ricorrente, asma. Alcuni studi hanno messo in relazione la cosiddetta “morte in culla” con la presenza di RGE preesistente e quindi con la possibilità che crisi di apnea notturna, non evidenziate, siano capaci di determinare l’evento fatale.

Poiché la coordinazione tra deglutizione, respirazione e controllo della muscolatura esofagea dipende dall’integrità del sistema nervoso centrale e periferico, i bambini con malattie neurologiche saranno maggiormente esposti a sviluppare un RGE con conseguente patologia respiratoria. È stato anche ipotizzato che il riflesso vagale indotto dall’infiammazione esofagea, non sia causa diretta di ostruzione bronchiale, ma potenzi la risposta bronco-ostruttiva indotta da altri stimoli. Nel caso che un bambino accusi sintomi asmatici ed abbia contemporaneamente una sintomatologia suggestiva per RGE (vomito ricorrente, dolore epigastrico, difficoltà nell’alimentazione, dolore e difficoltà nella deglutizione) sarà necessario escludere o confermare la presenza della patologia dell’apparato digerente.

Per diagnosticare il RGE la metodica più sensibile e specifica è la Phmetria esofagea computerizzata. Essa consiste nell’inserire un sondino in esofago per monitorare il passaggio di succhi gastrici acidi provenienti dallo stomaco per un tempo di 18 ore. Essendo una metodica piuttosto invasiva, si stanno studiando altre possibilità diagnostiche più “soft” quali l’ecografia e la scintigrafia. Una volta diagnosticata la presenza di un RGE va intrapresa una terapia specifica con farmaci che riducono il passaggio di materiale gastrico in esofago, aiutandosi con accorgimenti posturali (dormire in posizione semi-seduta). Devono essere, inoltre, sospesi quei farmaci antiasmatici come i teofillinici e i beta2-stimolanti, che favoriscono il RGE. Nei casi più gravi sarà necessario ricorrere ad una terapia chirurgica.

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