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Ecografia in gravidanza

L'ecografia è una tecnica diagnostica che permette di sorvegliare l'andamento della gravidanza, controllando le condizioni della placenta e lo sviluppo del feto.

a cura di: Dott. Guido Vertua (pediatra)

L'ecografia è una tecnica diagnostica, assolutamente indolore e priva di rischi, che permette di sorvegliare l'andamento della gravidanza, controllando le condizioni della placenta e lo sviluppo del prodotto del concepimento. Si basa sull'utilizzo di ultrasuoni (vibrazioni sonore non percepibili dall'orecchio umano) che, tramite una sonda (un piccolo strumento rotondo) appoggiata sul ventre, vengono inviati attraverso la parete addominale e l'utero fino a raggiungere il feto, contro cui si rifrangono provocando un'eco che è diversa a seconda dei tessuti che incontrano. Gli ultrasuoni che rimbalzano vengono raccolti ed elaborati da un computer che forma su di un monitor l'immagine, permettendo di distinguere non solo i contorni del bambino, ma anche la struttura dei suoi organi interni.

In genere, nel corso di tutta la gravidanza, vengono eseguiti come minimo tre esami ecografici.

La prima ecografia si effettua tra la 7° e la 14° settimana, o appoggiando la sonda sull'addome oppure, se è necessaria un'immagine più dettagliata, attraverso una sonda di forma cilindrica inserita in vagina (ecografia transvaginale). Con questa prima indagine il ginecologo controlla che l'embrione sia vivo e impiantato correttamente nella parete uterina, e se sia unico o se sia invece in corso una gravidanza gemellare.
E' possibile controllare il battito cardiaco del piccolo e datare la gravidanza: misurando la lunghezza tra la testa ed il coccige (l'inizio del sederino) e confrontandola con alcune tabelle di riferimento, è possibile infatti stabilire la data presunta del parto. L'esame è abbastanza rapido e dura all'incirca 10-15 minuti.

La seconda ecografia viene eseguita al quinto mese, in genere tra la 20° e la 22° settimana (qualche volta anche prima). Viene quasi sempre effettuata per via addominale, con la sonda appoggiata sul ventre materno. Viene detta anche "morfologica" perché permette di valutare il corretto sviluppo dei vari organi (cervello, cuore, stomaco, reni, vescica, spina dorsale, arti inferiori e superiori), evidenziando eventuali malformazioni di tipo anatomico.
Il ginecologo inoltre osserva che la quantità di liquido amniotico sia adeguata, la posizione in cui si è inserita la placenta e può individuare anche il sesso del nascituro. Infine misura alcune piccole porzioni del feto come il diametro biparietale (la distanza tra le tempie), la circonferenza cranica, quella dell'addome e la lunghezza del femore.
Lo scopo di queste misurazioni è quello di controllare che lo sviluppo del feto proceda regolarmente e di escludere anomalie importanti, come ad esempio il nanismo. Questo secondo esame dura, come si intuisce, più a lungo, tra i 20 minuti e l'ora.

La terza ecografia viene di norma fatta tra la 30° e la 34° settimana. Anche questa viene effettuata con una sonda addominale. L'esame permette di valutare che il bambino stia crescendo in modo corretto rispetto alla sua età gestazionale, che cioè non sia troppo piccolo o eccessivamente grosso.
Questa ecografia viene anche definita "biometrica" perché, oltre a controllare l'anatomia dei diversi organi, permette di ricontrollare alcuni parametri già rilevati nella seconda ecografia (circonferenza del cranio, lunghezza femorale ecc.) confrontandoli con tabelle di riferimento contenenti valori standard.
E' possibile inoltre controllare la quantità di liquido amniotico e la funzionalità della placenta misurando, con un esame particolare (la Doppler flussimetria, sempre basata sull'uso di ultrasuoni), la velocità del flusso sanguigno in modo da capire se il bambino riceve ossigeno e nutrimento in quantità adeguata. In genere quest'ultima ecografia ha una durata di una ventina di minuti.

Un esame particolare è invece l'ecografia della "translucenza nucale": è una indagine che si esegue tra la 10° e la 13° settimana di gestazione (calcolate ecograficamente, cioè in base alla lunghezza del feto) e che, associata al Tritest, serve ad incrementare la stima del rischio di avere un bambino Down.
L'esame consiste nella misurazione dello spessore di edema (accumulo di liquido che dà origine ad un gonfiore) sottocutaneo a livello del collo fetale: questa zona, infatti, tende ad avere dimensioni maggiori nei bambini affetti da mongolismo. Il rigonfiamento presenta una caratteristica particolare, la translucenza, cioè un ispessimento scuro tra due linee lucenti.
A seconda dello spessore della translucenza il medico può valutare il rischio di anomalie. In particolare associando a questa metodica il Tritest si arriva a scoprire, secondo alcuni studi, l'85% dei casi di sindrome di Down. Solo però l'analisi cromosomica ottenuta con la villocentesi o l'amniocentesi permette la diagnosi sicura

20/8/2000

7/5/2017

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