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Separazione dal compagno

La separazione dei genitori è un evento oggi molto frequente. Come ridurre il più possibile lo stress di un bambino quando la mamma si separa dal compagno? I consigli della psicologa.

a cura di: Dott.ssa Lisa Parmiani (psicologa)

Sono la sorella (20 anni) di un bambino di quattro anni. In verità abbiamo solo la mamma in comune, il suo papà è stato privato della patria potestà ed è praticamente scomparso (non che sia una cosa molto negativa visto il suo comportamento "disturbato") fin da quando aveva pochissimi mesi. Che il bambino se ne ricordi o no, non lo dà a vedere, è molto solare, aperto, intelligente, soprattutto dal punto di vista del linguaggio. Nella sua classe (prima materna) è tra i bambini più spigliati e "positivi", a detta delle maestre. Da un paio di anni è entrato nella sua vita il compagno di mia madre, una persona calma e affettuosa che gli ha fatto da papà negli ultimi due anni. Il bambino ha incominciato a chiamarlo "papà" per sua scelta, nessuno lo ha spinto a chiamarlo così, ma allo stesso modo nessuno ha obiettato. In questi giorni, ossia dopo due anni di presenza di questo nuovo "papà", mia madre ed il compagno si stanno lasciando, ed io dubito che le visite al bambino da parte del signore saranno frequenti, non so nemmeno se ci saranno. Il bambino è chiaramente molto molto affezionato ed, essendo piccolo, non credo abbia ancora capito che non era il suo vero papà. Presto dovremo trasferirci di nuovo, e ho paura che il bambino, così solare e vivace, viva dei brutti traumi. In famiglia siamo solo noi tre (madre, figlio ed io), non ci sono altri parenti, ed io stessa forse dovrò trasferirmi in un'altra regione. Vorrei sapere se avete dei consigli su come comportarci, come spiegargli la situazione e come ridurre al minimo lo stress da parte del bambino, che temo in futuro, crescendo, dovrà fare i conti con i problemi dei suoi primi anni di vita.

La separazione dei genitori è un evento oggi molto frequente, così come, purtroppo, la discontinuità dei rapporti tra il bambino e il genitore che non vive più con lui - in genere, il padre.

Nel caso del suo fratellino, mi sembra che non solo abbia potuto beneficiare dell'affetto e della conintuità delle cure da parte della madre e della sorella, ma anche, fattore di grande importanza, che le vicende legate all'allontanamento/scomparsa del padre non siano state fatte pesare sul bambino.

E' molto importante infatti che gli adulti riescano a "filtrare" adeguatamente le comunicazioni con il bambino, e facciano lo sforzo di non trasmettergli i  propri sentimenti - pure legittimi - magari negativi, che riguardano però esclusivamente il rapporto tra gli adulti, e non quello tra genitore e figlio.

Come giustamente scrive lei, il suo fratellino si troverà, ad un certo punto della sua vita, a fare i conti con la propria figura paterna, ed è importante che possa farlo nel modo più libero possibile dall'esperienza che ne ha fatto la madre. Questo discorso vale sia per il padre, che per il compagno che ne ha preso il ruolo agli occhi del bambino.

E' quindi importante che, nella comunicazione da dare al bambino circa la separazione tra la madre e il suo compagno, si cerchino le parole più giuste per preservare un'immagine il più possibile positiva del "papà".

Inoltre occorre spiegargli che la separazione è un evento che riguarda i grandi e non è causato da nessuno dei suoi comportamenti: spesso infatti i bambini tendono ad attribuirsi la responsabilità di una separazione o di un allontanamento.

Il difficile compito che vi aspetta è quello di dare al bambino una versione che sia  per lui "digeribile", il che vuol dire che tenga conto di elementi di verità (inutile ad esempio illudere il bambino che il papà tornerà presto quando si ha la certezza che ciò non accadrà), ma in un modo che rispetti il bisogno del bambino di continuare a pensare al papà come ad una persona buona che gli vuole bene.

Da quello che scrive, il suo rapporto con il bimbo sembra essere molto forte, quindi anche nel caso si trasferisse sarà importante per lui poter mantenere contatti regolari con lei. I traumi possono essere evitati o attituti in presenza di risorse esterne in grado di offrire spiegazioni, dove possibile, e di ascoltare ed accogliere le emozioni, anche esplicitandole dove il bambino non riesca a farlo.




 

9/6/2011

19/6/2017

I commenti dei lettori

Io credo che la cosa migliore per una mamma è non portare in casa un uomo che nn sia il padre, perché essere abbandonati una volta è dura, la seconda si potrebbe evitare. Ci sono molti casi analoghi, non vedo perché sottoporre a questo un bambino che ha diritto ad avere un padre, se non c'è pace ... la mamma deve avere un pò di "cugnisiun"...

silvia77 (VC) 29/11/2012

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