La presenza degli immigrati in Italia è un fenomeno relativamente recente, le cifre continuano a crescere anno per anno ed è ormai chiara la consapevolezza che siamo di fronte ad un flusso inarrestabile che modificherà il tessuto sociale italiano ed europeo. Secondo il Dossier Statistico Caritas/Migrantes del 2007 sarebbero 678.428 i minori stranieri presenti in Italia, ma probabilmente le cifre reali si attestano sul milione. Una piccola parte di questi bambini è nata nei paesi di origine ed ha seguito il progetto migratorio della famiglia, ma l’80% di questi è nato in Italia e si tratta di una quota destinata ad aumentare, le popolazioni straniere presenti in Italia provengono da numerosi paesi (quasi 200) costituendo un vero e proprio caleidoscopio di etnie, etnia e non razza: quando ci si riferisce al genere umano il termine razza è biologicamente e socialmente inesatto.

Per quanto riguarda le religioni subito dopo la religione cristiana (cattolica ed ortodossa) la forma di culto più rappresentata è l’islamismo nelle sua varie correnti. L’Italia, quindi, può a ragione essere considerata una società multiculturale definendo in tal modo la presenza contemporanea di più culture, ma l’obiettivo di civiltà da raggiungere dovrebbe essere diventare una società transculturale, una società che realizza un vero e proprio incrocio di culture e popoli, dove ciascuno forte della propria identità culturale è pronto e disposto ad accogliere l’altro, a confrontarsi con le diversità, consapevole che ogni cultura è portatrice di valori. I bambini italiani sempre più verranno a contatto con bambini stranieri, e questo nuovo fenomeno è spesso motivo di apprensione per i genitori italiani spaventati soprattutto dalle possibili malattie delle quali questi piccoli immigrati potrebbero essere portatori.

A dissipare ogni timore ha contribuito il gruppo di studio del bambino immigrato della Società Italiana di Pediatria che ha condotto alcune ricerche molto interessanti dimostrando che i bambini stranieri si ammalano delle stesse malattie dei bambini italiani indigenti, infatti le condizioni precarie in cui molte volte si trovano a vivere li rendono più vulnerabili nei confronti degli agenti infettivi. Sfatato quindi il mito del bambino immigrato come portatore di malattie bisogna invece avere chiaro che la nascita dei bambini stranieri in Italia costituirà una sorta di salvagente demografico per la nostra nazione, l’Italia ha infatti un indice di natalità insufficiente per il ricambio generazionale (ogni donna partorisce 1,33 figli ma ne sarebbero necessari almeno 2.1) e con questa tendenza sarebbe destinata a diventare una società di pochi giovani e moltissimi anziani, le famiglie straniere che fanno nascere i loro figli nel nostro paese potranno in questo modo riequilibrare la situazione. Inoltre che i nuovi bambini italiani crescano gomito a gomito con bambini di etnia e religione diversa potrà costituire per loro un ampliamento di orizzonti aiutandoli ad acquisire fin da piccoli la capacità di conoscere, di accogliere e rispettare l’altro, il diverso. In molte scuole infatti vengono adottati dei POF (Piano di offerta formativa) con l’obiettivo di favorire l’integrazione dei bambini stranieri attraverso la presenza di mediatori culturali e con programmi didattici dedicati

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