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Convulsioni febbrili

Le convulsioni febbrili sono crisi convulsive che si manifestano mentre il bambino ha la febbre. Normalmente, dopo la prima crisi non si fa nulla, salvo tranquillizzare la famiglia.

a cura di: Dott. Giuseppe Varrasi (pediatra)

La mia nipotina di 3 anni è soggetta a febbre alta (38.5-39°C) e a mal di gola quando comincia a far freddo, ma la cosa che mi preoccupa di più è che alla febbre a volte si accompagnano delle convulsioni. E' la quarta volta che le vengono. A che cosa sono dovute e quanto c'è da preoccuparsi?

Le convulsioni febbrili sono crisi convulsive che si manifestano mentre il bambino ha la febbre (da questa definizione vanno escluse malattie gravi, tipo la meningite o l'ipertensione endocranica, i cui sintomi iniziali possono confondersi). Non ha nessuna importanza quale malattia causi la febbre, anche se spesso si tratta di infezioni delle prime vie aeree o della sesta malattia, e non è necessario che la febbre sia molto alta. Si ritiene che vi sia una predisposizione genetica (precedenti familiari di convulsioni, più spesso nel sesso maschile), che rende il sistema nervoso del bambino più suscettibile: qualcosa come "una facilità ad andare in corto circuito".

La crisi normalmente è del tipo tonico-clonico generalizzato (scosse ritmiche di tutto il corpo e momenti di irrigidimento), ma non di rado può manifestarsi come crisi atonica (perdita del tono muscolare, tipo svenimento) o come perdita di coscienza con crisi oculogira (roteazione all'indietro dei bulbi oculari). Esistono dei criteri che permettono di individuare le crisi semplici (benigne, senza conseguenze) dalle crisi complesse (che meritano approfondimento e vanno seguite nel tempo). Una crisi febbrile si considera semplice se: dura non oltre 15 minuti il bambino è di età compresa fra i 18 mesi e i 4 anni è generalizzata (cioè, non limitata ad una sola parte del corpo) non si ripete entro 24 ore non è seguita da disturbi neurologici (es., paralisi).

Se la descrizione della crisi rientra in questi criteri, non è necessario alcun approfondimento. In particolare, non è necessario eseguire l'elettroencefalogramma (EEG), esame non doloroso ma complicato che rappresenta il principale strumento diagnostico delle epilessie. Le crisi possono rimanere un episodio unico (il 50% delle volte) o ripetersi. Normalmente, dopo la prima crisi non si fa nulla, salvo tranquillizzare la famiglia sulla benignità dell'accaduto, raccomandare un buon controllo della febbre e insegnare cosa fare se l'episodio si ripetesse. Se si ripete, allora si può pensare ad una profilassi intermittente con diazepam per bocca ad ogni episodio febbrile. Se le crisi sono tante, è raccomandabile una valutazione neurologica accurata.

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