Difficoltà nella lettura e/o scrittura Ho una bambina di otto anni compiuti che frequenta la terza elementare. Con una ricorrenza molto superiore al normale fa errori di ortografia abbastanza particolari (doppie mancate, ve al posto di fe, gi al posto di ci, ecc.). L'ho notato perché ha un fratello gemello che frequenta la stessa classe e che non presenta gli stessi problemi. Parla perfettamente (anzi anche troppo!) e non credo abbia problemi di udito, come mi conferma il nostro pediatra di famiglia. Ha già visto una logopedista che le ha suggerito alcuni esercizi.

Si parla di un disturbo di apprendimento in lettura e/o scrittura quando un bambino a fine della prima elementare non capisce ciò che legge, alla fine della seconda elementare legge ancora sillabando, a fine della terza elementare scrive ancora con numerosi errori di ortografia.

I disturbi di apprendimento in letto-scrittura si distinguono in disturbi secondari, cioè dipendenti da altra condizione patologica (disturbo motorio, disturbo sensoriale visivo o uditivo, ritardo cognitivo) e in disturbo primario o dislessia.

La dislessia è una difficoltà duratura dell'apprendimento della lettura e della scrittura in bambini di intelligenza normale, normalmente scolarizzati e indenni da turbe sensoriali e motorie. Generalmente si conviene che una difficoltà di lettura è duratura quando persiste in terza elementare.

In teoria si dice che la dislessia è una difficoltà selettiva in lettura e scrittura non accompagnata da difficoltà in altre materie scolari e da disturbi di comportamento a scuola. In realtà la lettura e la scrittura pongono le basi per gli altri apprendimenti scolari (percezione dell'enunciato di un problema o percezione di simboli matematici, ecc.).

Inoltre in questi bambini spesso il senso di inferiorità e di frustrazione di fronte all'insuccesso scolastico provoca delle turbe di comportamento reattive con rifiuto dell'ambiente scolare.

La lettura del dislessico è tipica: ritmo esitante, irregolare, flusso sillabico senza percezione della punteggiatura, manca l'intonazione oppure non corrisponde al senso, lo sguardo può correre da destra a sinistra o viceversa sulla riga scritta per cui il bambino legge ad esempio, "cosa" invece di "sacco".

Nella scrittura esistono errori tipici: confusione visiva tra grafemi di forma identica orientati diversamente (p-b, d-q), confusione uditiva fra fonemi vicini (b-p, f-v), omissioni di consonanti, sillabe, inversioni (mela invece di lame), aggiunta di consonanti (stufo invece di tufo).

Diventando adolescente il dislessico finirà per leggere più o meno correttamente, ma non gli piacerà mai leggere e la lentezza e la mancanza di intonazione dimostreranno sempre che gli automatismi della lettura non sono mai stati acquisiti; sul piano della scrittura continuerà a fare molti errori di ortografia, sintassi e copiare un testo resterà sempre un'operazione lenta e densa di errori.

Una volta esclusi l'esistenza di deficit visivi, uditivi e motori o il ritardo mentale, cioè fatta diagnosi sicura di dislessia, è utile sconsigliare ogni terapia individuale o la certificazione per insegnante di sostegno; è bene invece chiedere la collaborazione della logopedista affinché programmi con scuola e famiglia un piano di rieducazione pedagogica ispirato al modello neuropsicologico di Luria e verifichi periodicamente i risultati raggiunti (Prove operatorie di Piaget, valutazione delle prove strumentali dell'analizzatore visivo: figura di Rey, prova di Head; dell'analizzatore uditivo: memoria di cifre, analisi e fusione di suoni ecc.).

I fattori eziopatogenetici (cioè le cause) evocati per la dislessia sono:

  • fattori socioculturali;
  • fattori genetici (la dislessia è un disturbo ad ereditarietà poligenica);
  • fattori neurologici congeniti (difetti di migrazione neuronale nello sviluppo fetale);
  • fattori neurologici acquisiti (pre o peri-natali dovuti a prematurità, rischio in gravidanza, traumi da parto);
  • fattori linguistici (ritardo di sviluppo di linguaggio);
  • fattori emotivi (difficoltà di rapporto interpersonale in epoca molto precoce, anomalie della condotta alimentare, escretoria, disturbi del sonno, iperattività e deficit dell'attenzione);
  • fattori pedagogici (stile e metodo dell'insegnante).

Per quanto riguarda la prognosi a distanza, i soli fattori che sembrano predire l'esito a distanza della dislessia risultano essere il sesso e la scolarità dei genitori: il sesso femminile e l'alta scolarità dei genitori sono dei fattori predittivi positivi.

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