Parlando con la maestra della scuola materna è risultato che mio figlio, quando viene richiamato dalle maestre, si blocca impaurito e, ancora, si perde via senza portare a termine i suoi lavori oppure bisogna richiamarlo parecchie volte per farlo finire. La maestra mi ha detto che siamo troppo rigidi ma io non trovo corrispondenza nella sua affermazione. Rimane il fatto che il suo comportamento a scuola é quello. A casa non rispecchia quello che mi è stato detto: con noi parla e non ha paura quando viene sgridato anzi si ribella. Le mie domande sono: è solo una questione di timidezza? Dove stiamo sbagliando? Cosa dobbiamo cambiare? Ci sono libri che possono aiutarmi o figure professionali specifiche (psicologo?) Oppure non è il caso di preoccuparsi?

Caro Lettore, per rispondere in modo adeguato alla sua domanda avrei avuto bisogno innanzitutto dell'età di suo figlio: diverso è l'atteggiamento e la reazione di un bimbo di tre anni rispetto ad uno di cinque, di fronte alla regola indicata da un adulto. Oltre a ciò un altro dato importante sarebbe stato sapere da quanto tempo frequenta la scuola dell'infanzia (un mese è diverso da un anno e mezzo). Lei mi dice che il bambino a scuola si blocca impaurito e che trova difficoltà a completare un'attività ludica dopo un richiamo. L'intensità dell'emozione deve essere elevata per non dargli la possibilità di completare i suoi lavori; è anche evidente che ogni bambino è diverso da un altro e, di fronte alla paura, le assicuro che ciò emerge in modo significativo e caratterizzante.

Se il piccolo teme il richiamo della maestra che generalizza, anche se in maniera inconsapevole, come timore ed esposizione al giudizio degli altri (pensi al richiamo di fronte ai compagni, ai coetanei, alle altre maestra), la sua reazione di difficoltà a reinserirsi nel contesto di attività di gioco è lecita e, se la paura è eccessiva e ampliata da altre emozioni, è davvero impossibile cogliere la sua attenzione: pertanto richiamarlo più volte "per farlo finire" i suoi lavori può essere addirittura inutile e frustrante per l'alunno. Aiutiamolo invece a vivere la sua paura: dargli tempo, non quello dell'adulto di riferimento, ma il suo, personale, affettivo e psicologico, per metabolizzare quella sensazione, per capirne la reale intensità, per pensare a risolvere l'ansia di quel momento aiutandolo a calmarsi, a rasserenarsi e ad accettare, al di là del giudizio altrui, il richiamo, e quindi l'errore.

Lei mi dice che a casa il bimbo non manifesta questi comportamenti, mi indica che l'insegnante le dice di essere genitori troppo rigidi: con ciò lei non deve pensare necessariamente al fatto che il bimbo è severamente e autoritariamente seguito a casa. Il timore del rimprovero, del giudizio e dell'errore spesso è un'emozione forte in quei bambini che vivono in contesti familiari perfezionisti. Non è detto che lei sia rigido con suo figlio, ma il solo essere un genitore severo verso se stesso, perfezionista ad esempio nel lavoro, preciso negli orari, ordinato, può rappresentare per il bimbo un modello imitativo (e ciò le assicuro avviene quasi sempre!) che si traduce, in contesti diversi, come la scuola, la palestra, il parco giochi, in comportamenti e reazioni diverse ma significative. Aiuti suo figlio a essere un bimbo che viva questo tipo di paura con l'intensità del caso contingente: gli spieghi, con storie ad hoc, che prima di entrare in relazione con gli altri (sia essa la mamma, il papà, la maestra, ecc.) bisogna essere liberi dalla loro approvazione.

Legga, veda con lui o racconti drammatizzando, ad esempio, "Cenerentola" che viene ingiustamente sgridata dalle sorellastre, "Cappuccetto Rosso" che si trova in difficoltà per non aver ascoltato la mamma, "Il brutto anatroccolo", che evita la paura degli altri anatroccoli andando via. Scelga altre favole dove esiste l'emozione della paura (contenuta in quasi tutte le storie) e vedrà che il suo bimbo imparerà a gustarla in tutte le sue forme e in tutte le sue espressioni. Per quanto riguarda figure professionali specifiche cui rivolgersi, ne esistono (pedagogista, psicologo infantile) ma vengono consigliate innanzitutto sulla base dell'età del piccolo, poi se il comportamento è ripetitivo, angosciante per il bambino, associato ad altri sintomi; e, dai dati insufficienti ricevuti, non posso darle indicazioni a riguardo. Ricordi che ogni bambino agisce in certi momenti per far contenti papà e mamma e la maestra, ma non sempre l'adulto che è di fronte è in grado di cogliere questi messaggi e, quando ciò non avviene, lo smarrimento, l'obiettivo non raggiunto dal bambino si traduce in paura. Se imparassimo un po' di più a guardare le cose con gli occhi dei bambini sarebbe molto più facile.

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