Ho letto nelle altre risposte (per quanto riguarda la varicella) che fa parte del gruppo a rischio il contagio in famiglia. Volevo sapere perché è più pericoloso prenderla da un fratello piuttosto che, per esempio, a scuola materna. Ho letto anche che il fratello di un bambino che ha preso la varicella può non ammalarsi e lo stesso diventare immune. Come è possibile e come si può sapere se lo è diventato veramente oppure no? Esiste un portatore sano di varicella?

La varicella è una malattia generalmente benigna, ma molto contagiosa. La trasmissione avviene per contatto diretto con le lesioni o per via aerea attraverso le goccioline aerosoliche delle secrezioni respiratorie. Se un familiare contrae la varicella la trasmetterà all'80-90% dei conviventi (ovviamente considerando solo quelli che non l'hanno avuta in precedenza). Questi casi secondari presenteranno spesso una forma più grave della malattia. Nel caso di un contatto occasionale in ambiente scolastico o di lavoro, il pericolo di ammalarsi per le persone non immuni è circa del 30%. Queste differenze sono molto probabilmente in relazione alla maggiore quantità di contatti che si verificano in una famiglia.

La convivenza con un familiare ammalato causa infatti una esposizione più frequente e prolungata alla sorgente di infezione e di conseguenza anche il contatto con una maggiore quantità di materiale infettante. Lei propone un altro problema interessante, quello delle infezioni asintomatiche che si possono verificare, sia pure raramente, anche in corso di varicella. Un'infezione asintomatica avviene quando un soggetto, che in precedenza non aveva sofferto di quella malattia, viene a contatto con il microrganismo che ne è responsabile; questo "contagio" stimola una reazione immunitaria (ad esempio la produzione di anticorpi) ma non provoca i sintomi tipici della malattia. Queste persone reagiranno ad un secondo incontro con lo stesso microrganismo come se avessero avuto la malattia. Anche nel caso della varicella un semplice esame del sangue permette di dosare gli anticorpi contro il virus e dimostrare la pregressa infezione (avvenuta con i sintomi classici, con pochissimi sintomi tanto da passare quasi inavvertita, oppure senza nessun sintomo). La necessità di eseguire questo esame è necessaria solamente in pochi casi. Una malattia infettiva è dovuta al contatto tra l'uomo ed un microrganismo il cui risultato può essere una malattia grave e ricca di complicazioni oppure una semplice infezione asintomatica. Tra questi due estremi vi è un'infinità varietà di grigi che rappresentano la nostra quotidiana esperienza con le malattie infettive. Le variabili in gioco infatti sono molteplici, alcune conosciute, prevedibili e misurabili, altre ancora sconosciute o tali da non poter essere dimostrate o misurate.

Per il microrganismo sono importanti: la carica infettante (il numero di germi o di virus), la virulenza (aggressività), le sue caratteristiche fisiche che gli permettono di aderire alla cute o alle mucose, le condizioni di umidità acidità e temperatura della superficie con cui viene in contatto, la contemporanea presenza di altri microrganismi che possono interferire con la sua attività. Per quanto riguarda l'uomo (organismo enormemente più complesso di un semplice virus o batterio) le variabili sono ancora più numerose.

Possiamo provare a stilarne un parziale elenco: la superficie di contatto con il microrganismo (cute e mucose integre ostacolano la penetrazione dei patogeni), le condizioni di salute del soggetto (malattie che colpiscono il sistema immunitario rendono più gravi le malattie infettive, alcune terapie interferiscono con l'attività dei nostri sistemi di difesa, una qualsiasi altra malattia recente potrà influenzare negativamente le nostre reazioni), lo stress per motivi fisici o psichici, l'abuso di sostanze voluttuarie, l'età, il sesso, le condizioni di nutrizione, l'equilibrio del sistema endocrino. Il modo di manifestarsi di un'infezione in un individuo è il risultato dell'intrecciarsi di tutti questi elementi che variano da persona a persona e da un momento all'altro nello stesso soggetto. Questa situazione rappresenta lo sfondo che ci permette di capire la possibilità di infezioni asintomatiche.

Nella realtà quotidiana si pone più spesso il problema di individuare, nel corso di una epidemia, quelle persone che, a causa di "fattori di rischio" individuali (età, malattia intercorrente, terapia in atto), corrono il pericolo di presentare una forma più grave di infezione. Talora è possibile intervenire e migliorare l'esito dell'infezione in queste persone più deboli.

Altro su: "Contagio della varicella: come prevenire? esiste un portatore sano?"

Vaccinazione contro la varicella durante l'allattamento
E' possibile vaccinarsi contro la varicella durante l'allattamento. Il vaccino puo' essere somministrato dal suo Medico curante.
Il vaccino della varicella
Come agisce il vaccino contro la varicella? La sola prima dose protegge dal contagio?
Epidemia di varicella a scuola
A scuola si ripetono casi di varicella, una vera epidemia. Cosa consiglia il Pediatra per prevenire il contagio. Esiste un vaccino per la varicella.
Varicella in un neonato
E' vero che grazie all'allattamento il neonato è protetto dai miei anticorpi contro la varicella? La risposta del pediatra.
Perché non ha preso la varicella?
La varicella è una malattia virale altamente contagiosa.
Varicella in gravidanza
La varicella in gravidanza può avere conseguenze diverse per il feto in base al periodo di gravidanza.