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A scuola si agita nelle nuove situazioni

Quando la maestra spiega un argomento nuovo a scuola, il bambino si agita, entra in confusione e non riesce a concentrarsi. I consigli della psicologa.

a cura di: Gaia Sacchi (educatrice di scuola materna)

Mio figlio frequenta la seconda elementare. È un bambino sensibile, vivace, tenace e molto bravo a scuola, tuttavia di base ha un carattere insicuro e ansioso che lo porta ad affrontare con agitazione soprattutto le situazioni "nuove". A scuola ha un ottimo rendimento ma, quando la maestra spiega un argomento nuovo, si agita, si preoccupa, entra in confusione e non riesce a concentrarsi nella spiegazione; rassicurato dalla maestra e da me, allora si tranquillizza, pretende di allenarsi a casa (esempio le divisioni con il resto), acquisisce sicurezza, e da quel momento è una bomba! Preciso che lui resta al doposcuola al pomeriggio, dove svolge i compiti da solo, e generalmente bene, dimostrando quindi indipendenza; se non riesce a finire tutti i compiti al doposcuola vuole assolutamente finirli a casa. Vorrei avere indicazione da voi circa il comportamento da adottare da parte mia e di mio marito: quando lui manifesta preoccupazioni come nell'esempio di sopra, dobbiamo tranquillizzarlo, spiegare di nuovo, per far sì che la mattina successiva si senta pronto e sicuro, oppure al contrario evitare tutto ciò e lasciare che affronti le conseguenze della sua agitazione? Come aiutarlo ad innescare il circolo virtuoso che gradatamente abbassi il livello di ansia iniziale?

È un po' difficile capire i motivi della esagerata ansia di suo figlio da queste poche righe: solo voi genitori potete capirne la base.

Avanzo un'ipotesi di ragionamento: il bambino non ammette sbagli perché lo avete spronato voi in questa direzione, o per sua indole? Nel caso in cui voi genitori assolutamente siate contrari ad una linea educativa rigida, come interpreta il bambino il comportamento della mamma che giornalmente mette mano ai compiti, per spiegare la lezione? come un'azione rassicurante o come un messaggio implicito "devi fare meglio!" o un giudizio "da solo non saresti capace"?

Forse l'azione di fargli eseguire da solo i compiti gli potrebbe fare acquisire maggiore sicurezza, quando l'azione non risulta un abbandono, ma viene motivata con un "sono sicura che sei in grado di fare da solo" oppure "non ti preoccupare e chiedi alla maestra altre spiegazioni, confrontati coi tuoi compagni..io sono sempre accanto a te se hai bisogno, ma tu sei capace anche senza di me...". La cosa migliore comunque è attuare un programma di intervento con le sue insegnanti.

18/2/2004

20/8/2015

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