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Asilo nido o baby-sitter?

Per un bambino di nove mesi è consigliabile l'affido ad una baby-sitter perchè il rapporto a due consentirebbe al bimbo di mantenere un rapporto di vicinanza affettiva con un solo adulto.

a cura di: Dott.ssa Marisa Fragasso (psicologa)

1° domanda: io e mio marito abbiamo deciso di mandare la nostra bimba di sette mesi all'asilo nido, pur potendo disporre del tempo libero dei nonni. Ci sembra importante per lei frequentare altri bambini, oltre che adulti, e ricevere stimoli diversi e mirati. Ma da che età è consigliabile mandare i bimbi all'asilo? È vero che sino all’età di un anno non si divertono all'asilo?

2° domanda: io e mio marito siamo molto combattuti se mandare o meno nostro figlio all'asilo nido in quanto ha soli nove mesi. È troppo piccolo per entrare a far parte di una comunità, visto che ancora non sono in grado di socializzare? È vero che più il bimbo è grande più è difficile fare l'inserimento? È meglio cercare una baby-sitter e aspettare che il bimbo sia un po' più grande?

La domanda sull'opportunità o meno di inviare al nido un bambino di nove mesi non è corredata di elementi legati alla situazione famigliare: mi chiedo quindi se è una necessità trovare qualcuno a cui affidare il bimbo per motivi di lavoro o di altro genere, o se invece l'idea del nido sia legata ad una scelta educativa.

In entrambi i casi riterrei più confacente all'età del bambino, solo nove mesi, l'eventuale affido del piccolo ad una baby-sitter. In effetti il rapporto a due consentirebbe al bimbo di mantenere un rapporto di vicinanza affettiva con un solo adulto, per ora più importante per lui del contatto con i suoi pari, i quali in effetti a questa età tendono ad ignorarsi a vicenda.

Mi sembra opportuno sottolineare però che, anche nel caso di affido del piccolo ad una baby-sitter, la mamma dovrebbe passare all'inizio qualche ora con entrambi, e questo sia per rendersi conto della capacità di accudimento della persona a cui lasciare il proprio piccolo, sia per insegnare alla baby-sitter quali sono i segnali che il bambino emette quando è spaventato o stanco o ha bisogno di attenzione.

La grammatica dell'interazione creatasi tra madre e figlio in questi mesi potrebbe non essere del tutto chiara ad una estranea e quindi è di notevole importanza spiegarle come il piccolo segnala i suoi bisogni.

Se poi fosse possibile continuare a prendersi cura in prima persona del bambino io la riterrei la cosa più opportuna, poiché il bisogno di esplorazione e di socializzazione avviene in modo molto più protetto e privo di angosce per il bambino che può disporre della sua mamma come fonte di sicurezza.

Per quanto riguarda il problema che viene posto circa una maggiore difficoltà di inserimento all'asilo di un bimbo più grande, io ritengo che il problema vada posto in questi termini. Un bambino di nove mesi può piangere e mostrare il proprio disagio in altri modi, sentendosi "abbandonato" dalla propria mamma, ma le sue capacità di comunicazione e quindi le sue reazioni sono molto meno evidenti di quelle che potrebbe emettere un bambino di tre anni, ma in realtà, pur essendo meno conclamate, sono senza alcun dubbio più significative e quindi da tenere in maggiore considerazione.

Un bambino di tre anni, che ha invece imparato ad allontanarsi gradualmente dalla propria fonte di sicurezza, costituita dalla mamma, avrà quasi certamente una prima reazione di pianto nel cominciare a frequentare la scuola materna, ma l'inserimento graduale può di molto ridurre in lui l'angoscia di separazione; in ogni caso a tre anni il bimbo ha già in parte la capacità di prevedere che la sua separazione dalla mamma sarà solo "un momento" della sua giornata, in quanto avrà già sperimentato, e spesso con successo, che l'allontanamento dalla mamma non si ridurrà in un "abbandono".

Inoltre a tre anni i bambini hanno aumentato notevolmente le loro competenze sociali e le loro capacità comunicative e per questo l'inserimento in una scuola materna costituisce per loro un passo importante, ma al quale sono ormai pronti, per un inserimento in un gruppo di pari con precise regole che non sono più legate soltanto ai loro bisogni, ma legate invece al funzionamento della piccola microstruttura della sua classe.

Concludendo io consiglierei ai genitori, che hanno la possibilità di scegliere, di tenere i propri bambini a casa fino all'età di tre anni; in seguito l'inserimento nella scuola materna può essere molto più utile al piccolo, riducendo al minimo l'angoscia di separazione e comportando al contrario un potenziale enormemente positivo per la possibilità di incominciare a modulare il proprio comportamento sociale con il gruppo dei pari.

28/11/1999

16/10/2016

I commenti dei lettori

Questo articolo è un'ancora di salvezza in mezzo a un mare di persone che criticano la nostra scelta di non mandare nostra figlia (2 anni) al nido, ma di attendere che abbia tre anni, o prima, se ne manifesta la volontà, e non perchè "deve". È una bambina allegra, intelligente e curiosa, ma anche introversa. Se entra in contatto con altr bambini maneschi o invadenti, si spaventa e piange. Io sono una madre che ha scelto di lasciare il lavoro, rinunciando a maggiori entrate economiche- Sto bene con mia figlia, usciamo tutti i giorni e frequentiamo parchi e luoghi dove incontriamo altri bambini; lei mostra curiosità e interesse verso chi è timido come lei, ma si spaventa o si arrabbia coi bambini invadenti, anche se beneintenzionati. A me questo sembra normale, ma molti genitori, o addirittura amiche senza figli, mi criticano apertamente, a mio avviso scambiando la causa con l'effetto: la bambina secondo loro è timida perchè non la mando al nido, e non il contrario! Ma per me non ha senso buttare in acqua chi ha paura di nuotare, se mi concedete il paragone. Questo articolo è una voce autorevole in difesa del mio modo di crescere e amare mia figlia: osservarla e rispettarla. Grazie.

01/12/2010

Buon pomeriggio a tutte le mamme. Mio figlio essendo nato a 33 settimane di gestazione ha avuto problemi legati all'apparato respiratorio ora risolti. Ma... mi è stato consigliato d'inserire il bambino, che ora ha 29 mesi, l'anno prossimo alla materna per scongiurare altre problematiche cosichè anche un semplice raffreddore non desterà preocuupazioni una volta a contatto con i bimbi.

Da mamma soffrivo a vederlo sempre a casa con me evitando i bimbi, mi  sentivo in colpa, come se togliessi molto alla sua vita sociale.

Leggendo l'articolo cercherò di farmi meno problemi in testa.

ciao

angela (AV) 02/12/2010

Non sono del tutto d'accordo con quanto ho letto. Ho mandato mia figlia al nido per necessità a otto mesi e mio figlio a nove. Dovendo lavorare, sono stata costretta a trovare una soluzione per i miei figli. Trovare una baby sitter di cui fidarmi, preparata ad accudire neonati non era facile e i costi che questa soluzione avrebbe comportato sarebbero stati eccessivi. Quindi poca sicurezza e costi alti. Abitando poi in una città dall'inverno rigido, avrei costretto i miei figli a giocare con un adulto e a non vedere bambini per molti mesi all'anno per tre anni. Il nido pubblico è sicuro, con costi adeguati alle fasce di reddito, dove i miei figli hanno imparato ad accettare l'altro, anche se questo può dargli fastidio o non interessarlo. In un momento storico dove l'altro fa paura a prescindere, dove ogni motivo è buono per avercela con il vicino, l'esperienza del nido credo abbia dato ai miei figli una grande lezione di vita.

marcella (TO) 07/01/2011

Buongiorno! Io sono d'accordo con ciò che sostiene la psicologa nell'articolo ma credo anche di aver capito che il carattere del bambino conta molto nel creare o cercare relazioni con altri bambini. Ho visto figli di mie amiche avere reazioni completamente diverse all'inserimento al nido e questo anche in base all'età oltre che alla predisposizione del bambino all'accettare di passare del tempo in un asilo con altri bambini. Sono convinta che la cosa migliore sia lasciare crescere il bambino in casa con un adulto sino a una certa età e poi mandarlo alla scuola materna o per i più estroversi anche all'ultimo anno di nido prima della materna. Certo se le necessità economiche non lo consentono è giusto che dei genitori non si sentano colpevolizzati dalla scelta di un asilo nido. Così come è giusto non colpevolizzare quelli che scelgono di tenere a casa il bambino con una baby-sitter o con un nonno, o ancora affrontando la difficile scelta di restare a casa ( ATTENZIONE A CRITICARE: di questi tempi nessuno è così ricco da non aver bisogno di una seconda entrata!! Perciò rispettiamo chi ha affrontato tale scelta). A chi desidera praticare quest'ultima via credo che la cosa migliore da poter fare per il proprio figlio sia quella di creare sempre più situazioni di gioco e di contatto con altri coetanei man mano che il bambino cresce per non privarlo di questi preziosi momenti. In ultimo vorrei esprimere la mia opinione riguardo al fatto che ognuno di noi è diverso, proprio come sono diversi i bambini, perciò quella che è la scelta migliore per la mia famiglia non è necessariamente la scelta migliore per un'altra famiglia..

Irene (MB) 01/03/2011

Io ho un bambino di 13 mesi che va al nido da quando ne aveva sette. Non ha mai mostrato alcun segno di disagio nè durante l'inserimento nè tanto meno adesso che inizia a "capire". Per lui la mattina il rituale di essere lasciato all'asilo è diventato un gioco...mettiamo le sue cose nell'armadietto, lui dà la mano alla maestra, mi fa ciao con la sua manina e va... All'inizio non ero nè convinta nè felice, ma non mi posso permettere di stare all'asilo, e non ho nessuno a disposizione tutti i giorni tutto il giorno per tenerlo.....quindi la decisione è stata comunque a senso unico. Inoltre credo che l'asilo nido sia più affidabile di una baby sitter,e comunque io sono dell'idea...parere del tutto personale, che i bambini debbano stare con i bambini. Ovvio che il mio è un parere per esperienza personale...

Alessandra (ÇO) 04/03/2011

dissento completamente!da educatore vi dico che l'esperienza del nido è un opportunità incredibile per un bimbo.da un punto di vista socio-affettivo relazionale ma anche cognitivo.offre al bambino un primo approccio non solo con il gruppo ma anche alla "didattica".esperienze che non può fare altrimenti,non solo per ragioni logistiche ma anche perchè solo personale specializzato è in grado di strutturare ponendosi obiettivi specifici!il rapporto che si crea con un educatore non è meno forte che con una baby-sitte,anzi.in più possiamo essere un supporto enorme per la genitorialità senza bisogno di cercare consigli altrove ma da chi è in grado e in più conosce il bambino!concordo inoltre con un commento assolutamente propendete per asili pubblici specie se affidati a cooperative di livello.attenzione a molti privati che non solo non vengono controllati,ma spesso gli educatori non sono aggiornati e formati e ad alte prcentuali non hanno ineanche il titolo di studio.senza nulla togliere alla dottoressa solo chi lavora come educatore sa come si vive al nido non basta essere esperti nella teoria anche se poi anche noi educatori spesso siamo laureati in pedagogia o psicologia.

floriana (MI) 04/05/2011

Basandomi sulla mia esperienza personale (ho tre bimbi, tutti e tre hanno frequentato il nido fin da piccolissimi..) mi sento di dire che il nido, se ben organizzato, rimane un' ottima soluzione per i genitori che lavorano, ma anche un'opportunità. Lasciare il lavoro per non sperimentare il nido sarebbe stata, per me, una tragedia, dal punto di vista economico ma soprattutto dal punto di vista umano. Scusatemi ma credo che una madre abbia tutto il diritto e la possibilità di realizzarsi anche fuori dalla famiglia.Valida è probabilmente anche la scelta di una baby sitter, ma più cara e più ardua (è difficile trovarne di brave..)PS: i miei bimbi ricordano ancora con grande affetto le loro educatrici dell'asilo nido

simona (NO) 03/01/2012

io ho una bimba di 30 mesi che per esigenze lavorative sta a casa con la baby-sitter, ma negli ultimi mesi mi sta facendo uscire matta, mi chiede della scuola degli altri bimbi, quando vado via per recarmi al lavoro si arrabbia e tratta male la baby sitter, che cosa posso fare? ho fatto la scelta sbagliata di tenerla a casa? a luglio la iscrivo ad un campo estivo ed a settembre dovrebbe (graduatoria permettendo) andare alla materna. ma nel frattempo come la mantengo in questi mesi? mi sono resa conto che è in un momento di crescita esponenziale, ha migliorato la sua capacità di esposizione nonchè di comprensione, sta cambiando le sue abbitudini (non vuole + fare il riposino pomeridiano) e poi reagisce attaccando. aiutooooooooooo sta sbagliado o è una semplice fase?

ada (NA) 17/02/2012

Buonasera, sono una psicologa e mi occupo di infanzia da molti anni sono inoltre psicologo scolastico e mi occupo di relazioni familiari. Dissento da quanto scritto dalla collega in particolare per la seguente affermazione "In effetti il rapporto a due consentirebbe al bimbo di mantenere un rapporto di vicinanza affettiva con un solo adulto, per ora più importante per lui del contatto con i suoi pari, i quali in effetti a questa età tendono ad ignorarsi a vicenda". Io gestisco un piccolo nido famiglia a Napoli centro, e ogni gorno mi rendo conto di quanta importanza abbia per i piccoli e piccolissimi avere contatti con i loro pari senza assolutamente fargli mancare il rapporto con l'educatrice di riferimento. I più piccoli imparano dai più grandi (io accolgo dai 3 mesi ai tre anni) e i più grandi imparano a rispettare i più piccoli e a prendersi cura di loro per quanto chiaramente gli è possibile. Stare a contatto gli uni con gli altri è per loro una risorsa enorma in termini relazionali, emotivi ed educativi.

francesca (NA) 23/03/2012

Buongiorno, io sono una ragazza di 28 anni e faccio la baby sitter da quando ne ho 16, a bimbi dai 6 mesi in su. Ho letto i vari commenti, non mi sembra che qualcuno abbia ragione o altri torto, le scelte dei genitori dipendono da moltissimi fattori. Recentemente accudivo 2 bimbe di 2 anni e 4 anni, la loro mamma è psicologa, non ci conoscevamo prima eppure siamo entrate subito in sintonia, così pure con le bimbe. Ammetto che sia stata una situazione fortunata per entrambe, io stessa avrei molta difficoltà a fidarmi di una baby sitter, però bisogna valutare i pro e i contro della scelta: la baby sitter è una persona tutta dedicata al tuo bambino, può dargli delle attenzioni particolari che difficilmente in una classe riceverà, e diventerà una persona di famiglia, un altro riferimento adulto per il bambino; il nido non accoglie i bambini malati; poi è vero che al nido troviamo personale formato, con diploma e laurea adeguati al compito, ma bisogna tener conto anche del carattere dell'educatrice (io stessa ho ancora brutti ricordi dell'asilo a causa delle maestre, altre persone invece hanno ricordi belissimi). Ovviamente i genitori devono passare almeno alcuni giorni con la baby sitter per conoscerla, vedere come si rapporta con i bambini, spiegarle le caratteristiche peculiari del proprio figlio, il suo oggetto consolatorio, i comportamenti assodati che "funzionano" con lui (ogni bimbo è unico) ecc. La baby sitter diventa un'alleata, un'amica. Può dare anche una mano in casa, aiutarti nella gestione ecc. Il "problema" sono i costi...ovviamente l'asilo nido può contenere i costi con tanti bambini presenti, non si può pretendere che una persona si "accontenti" di uno stipendio pari o inferiore alla retta di un nido. Per quanto riguarda il contatto con altri bimbi, ovvio che sia importante, ma per quello che ho potuto osservare io in questi anni, prima dei due anni i bimbi hanno un interesse limitato per i coetanei... in ogni caso, per quanto mi riguarda, facevo incontrare le bimbe con amichette al parco, o a casa... Non giudico nessuno, sono scelte personalissime, e visti i tempi di crisi i genitori sono costretti a scelte pratiche. Io a suo tempo non ho frequentato il nido perché mia mamma era casalinga, ma chi non ha la fortuna di avere la mamma a casa o i nonni disponibili sceglie ovviamente il nido. Dico solo di non demonizzare la baby sitter; per la mia esperienza personale, sono stata una ricchezza per i miei bimbi, l'ho visto e lo vedo nei loro occhi, e nella fiducia che mi dimostrano.

Roberta 17/09/2013

Io penso che a un bambino di due anni non gliene freghi un emerito tubo di giocare con gli altri nanetti. Socializzare, a quell'età, se va bene significa tirarsi in testa il primo oggetto contundente a portata di mano. Di certo non bisogna colpevolizzare quei genitori che per necessità sono costretti a mandare al nido il loro figlio ma da qui anche solo pensare che un bambino di due anni vada al nido per "socializzare" (manco fosse la serata del bridge...) ce ne vuole di fantasia eh... Poveri bimbi, scambiati per degli ometti in miniatura o peggio, oggetti da esibire per impressionare amici e parenti in modo da illuderci che la nostra vita mediocre abbia un senso... Beati quei genitori che hanno potuto godersi ogni istante in compagnia dei loro bambini e quei bambini che hanno avuto genitori il cui unico scopo è stato amarli.

Sam (VR) 05/10/2013

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