ICP

l'informazione
dalla parte dei bambini

MAMMAePAPA' MAMMAePAPA' MammeBio Mammebio BABYCHEF Babychef BIMBINVIAGGIO Bimbinviaggio LIBRIandCO Libri&Co PEDIATRIA ON LINE Pediatria On Line
Loading
X

Avviso cookies

Questo sito web utilizza cookie tecnici al fine di rendere più efficace la navigazione. Alla pagina "Policy dei cookies" trovi l'informativa e le istruzioni per gestire le impostazioni del browser.
Proseguendo nella navigazione dichiari di accettare la nostra policy dei cookies.

Il Pediatra risponde

i nostri medici specialisti dei bambini

Prima di iniziare la materna stava sempre bene

Ecco quali sono le cause dell'aumento degli episodi infettivi dei vostri piccoli. Non è solo la scuola l'unica imputata.

a cura di: Dott. Guido Vertua (pediatra)

Lo scorso inverno il mio bambino di quasi quattro anni si è ammalato parecchio mentre, prima di iniziare a frequentare la scuola materna, era sempre stato bene. Mi sapete dire il motivo? Devo preoccuparmi se si ammala spesso durante la brutta stagione? E cosa posso fare per evitare che si ammali?

Con l'arrivo della brutta stagione i bambini iniziano ad ammalarsi. Spesso si tratta di banali raffreddori, mal di gola, tosse o sindromi simil-influenzali. Soprattutto nei primi anni di vita questi episodi infettivi delle vie respiratorie preoccupano un poco i genitori, ma bisogna precisare che è assolutamente normale che un bambino si ammali più o meno frequentemente in questa fase dell'anno, soprattutto se si trova nell'età della scuola materna. Esistono infatti numerosi motivi che aiutano a spiegare il fatto che il piccolo sia più esposto ad episodi infettivi nel periodo autunno-inverno, e che rendono inevitabile, se non "normale", un numero di almeno 4-6 infezioni respiratorie in un anno.

Innanzitutto la ripresa della frequentazione dell'asilo nido o della scuola ed il soggiorno prolungato (per motivi climatici) in ambienti chiusi rende molto più facile il contatto con altre persone malate (soprattutto bambini) e quindi la diffusione di agenti infettivi, attraverso un contatto diretto con il muco o la saliva del paziente infetto, oppure con le goccioline respiratorie emesse con la tosse, gli starnuti o anche semplicemente parlando. Molti patogeni, soprattutto di origine virale, determinano inoltre, nei soggetti infettati, un'alterazione di alcune funzioni immunitarie che, associata a danni aspecifici alla mucosa che ricopre le vie respiratorie (edema, lesioni dell'epitelio vibratile, quello cioè che raccoglie ed elimina le particelle infettive ed inquinanti presenti nell'aria che respiriamo) contribuiscono al recidivare delle infezioni respiratorie in età pediatrica.

Un ruolo importante è altresì giocato dalla "inesperienza immunologica" del bambino, vale a dire dalla mancanza di precedenti contatti con l'agente infettivo e quindi dalla conseguente mancanza di un'immunità specifica nei suoi confronti. La particolare situazione delle vie respiratorie in età pediatrica (più corte rispetto all'adulto e con una mucosa meno dotata di sistemi difensivi anticorpali) contribuisce anch'essa a rendere il bambino più suscettibile ad ammalarsi. Se la frequentazione dell'asilo nido o della scuola materna aumenta la probabilità di incontrare agenti patogeni delle vie aeree, anche la presenza in famiglia di altri fratelli in età pediatrica, a loro volta in grado di portare in casa altri germi, può contribuire a far ammalare un bambino; come pure l'inalazione passiva del fumo di tabacco e l'inquinamento dell'aria che respiriamo in città rappresentano altri fattori che favoriscono la comparsa di infezioni respiratorie.

Generalmente queste forme infettive sono prive di gravi conseguenza cliniche, ma interferiscono in maniera rilevante sulla condizione di benessere del bambino, costituiscono certamente motivo di disagio psicologico per tutto l'ambiente famigliare e rappresentano a livello sociale un costo non indifferente, in termini materiali e di tempo (perdita di giornate lavorative da parte dei genitori impegnati ad accudire il bambino, assenze scolastiche del piccolo, spese per farmaci). Per prevenire questi disturbi è consigliabile abituare il bambino a respirare non con la bocca, ma con il naso: l'aria, in questo modo, viene riscaldata ed umidificata e le impurità e le particelle vengono bloccate dalla mucosa nasale, non riuscendo a scendere nelle vie respiratorie più basse. È opportuno, a questo proposito, prevenire il ristagno di muco nel naso (fattore, questo, che spesso favorisce la comparsa di otiti) attraverso frequenti lavaggi con soluzione fisiologica. Occorre evitare di tenere il bambino troppo coperto perché non è tanto il freddo che fa ammalare ma piuttosto gli sbalzi di temperatura.

Si può rivelare utile mantenere un buon grado di umidità nell'ambiente domestico dove vive il piccolo ed in cui il calore proveniente dai caloriferi rende spesso secca ed irritante l'aria che si respira. Possono rivelarsi validi alcuni prodotti naturali, estratti dalle piante: parliamo, ad esempio, della propoli, una sostanza prodotta dalle api utilizzando le secrezioni resinose ricoprenti le gemme di alcuni alberi, la cui azione anti-infiammatoria e anti-infettiva è ben documentata oppure dell'Echinacea, una pianta che agisce come stimolante delle difese immunitarie e che possiede anch'esso un effetto antinfiammatorio.

6/9/2002

29/3/2015

I commenti dei lettori

Sono una mamma di un bimbo di 4 anni e da 2 (da quando va alla scuola materna) da settembre ad aprile per 7 mesi ha naso chiuso, tosse perenne a cicli intensi e febbre ogni mese con conseguenza ciclo di antibiotico , prescritto dal pediatra. Quest'estate abbiamo deciso di fare un ciclo di cure termali a nostro carico perchè il pediatra non le considera valide. Mi sto preoccupando seriamente: credo che l'antibiotico ogno volta non risolva il problema; ci può essere un altro motivo per questo suo malessere continuo? non sappiamo + cosa fare. Mamma e papà preoccupati.

Elisa (CR) 04/11/2011

Tutti gli ultimi commenti

Ti interessano i commenti dei lettori ad altri articoli? Trovi i più recenti alla pagina BLOG

Scrivi anche tu un commento a questa pagina:

Questo è il tuo spazio: SCRIVI QUI il tuo commento, regalaci la tua esperienza, arricchisci la pagina con la tua storia. Attenzione: NON usare questo box per fare DOMANDE agli esperti!

Altro su: "Prima di iniziare la materna stava sempre bene"

Piange all'asilo nido
Il mio bambino frequenta l'asilo nido e le maestre dicono che ha degli attacchi di pianto cercando la mamma. I consigli della psicologa.
È aggressivo alla scuola materna
Un bambino aggressivo alla scuola materna: i consigli della psicologa per aiutare il bambino a risolvere questa situazione.
Pro e contro l'asilo nido
La scelta di mandare all'asilo nido bambini anche molto piccoli è un'esigenza "moderna". I consigli del Pediatra.
Al nido, comunque!
Mandarlo all'asilo nido anche se la mamma è a casa può essere una saggia decisione.
Cambiamento dell'asilo nido
Potrà essere traumatizzante per mio figlio di due anni cambiare l'asilo nido?
Non ci racconta nulla
Quando le chiedo cosa ha fatto a scuola mi risponde che non sa, non si ricorda. E non ci racconta nulla. I consigli della psicologa.
logo Quandonasce

Calcola la data prevista del parto

Inserisci la data dell'ultima mestruazione e clicca su "calcola"

Ultimi articoli in pubblicazione

Celiachia e infertilità
Esiste una relazione tra celiachia e problemi di infertilità. In particolare, alcuni casi di abortività ricorrente e ridotta crescita fetale.
Ingrossamento della ghiandola mammaria
L'ingrossamento della ghiandola mammaria può essere inquadrato nell'ambito del telarca precoce. Può essere presente fin dalla nascita.
Posizione nel sonno e morte improvvisa del lattante
Statisticamente la SIDS (morte improvvisa del lattante) capita più spesso in chi ha una posizione nel sonno sbagliata.
Centri antiveleni
I consigli di cosa fare in caso di avvelenamento o ingestione di tossici o caustici.
La timidezza del bambino
Per aiutare il bambini timido a superare certe situazioni di timidezza non bisogna forzare le tappe del suo sviluppo psicologico.

Quiz della settimana

Quando si può considerare definitivo il colore degli occhi in un lattante?
a 2-3 mesi di vita
a 4-5 mesi di vita
a 6-7 mesi di vita
a 11-12 mesi di vita