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Ventosa "soft" per il parto

La ventosa "soft" riguarda il 5-10% delle nascite per via vaginale e rende il parto più sicuro sia per la mamma che per il bambino. Le situazioni in cui si può ricorrere alla ventosa.

a cura di: Dott.ssa Donatella Bresciani (ginecologa), Prof. Silvano Zaglio (specialista in ostetricia e ginecologia - andrologia)

Arriva dall'Australia e sta piano piano soppiantando la storica ventosa metallica, inventata da un medico svedese nel 1947. Si chiama “Kiwi Omnicup” e il suo nome sottolinea la sua importante prerogativa: il fatto di adattarsi perfettamente alla testa di ogni bebè. Il ricorso alla nuova ventosa riguarda il 5-10% delle nascite per via vaginale e l’evento di questo nuovo modello rende l’impiego più sicuro e meno traumatico sia per la mamma che per il bambino. La sua applicazione è decisiva in tutte le situazioni in cui il parto non può progredire e concludersi senza l’ intervento del medico.

Le situazioni in cui si può ricorrere alla ventosa sono:

  • La testa del bambino deve essere “impegnata”, ovvero deve avere già attraversato la maggior parte del canale del parto. In caso contrario, se la testa è ancora “alta, si rende necessario un cesareo.
  • In assenza di una sproporzione feto-pelvica, ossia quando le proporzioni della testa del bebè permettono il suo passaggio nel bacino materno. Naturalmente il piccolo deve essere in posizione cefalica.
  • La dilatazione del collo dell’utero deve essere completa (quindi aver raggiunto i 10 centimetri) e le membrane amniocoriali che avvolgono il bebè all’interno dell’ utero devono essere rotte.
  • La ventosa tradizionale e costituita da una coppetta metallica di 5-7 cm di diametro, profondo 1 cm che viene inserito in vagina e posizionata sulla testa del feto per permetterne o accelerarne il disimpegno (l’uscita) dal “canale del parto”. Al centro della coppetta c’è un foro a cui viene applicato un tubo di gomma collegato ad una pompa ispiratrice automatica che molto gradualmente crea il vuoto, indispensabile perché la ventosa aderisca completamente al cuoio capelluto del neonato.

Questa operazione richiede un tempo che varia tra 10-20 minuti: non è infatti possibile esercitare trazione sulla ventosa quando questa non è saldamente adesa alla testolina del bebè. I tempi lunghi che intercorrono tra l’applicazione della ventosa e il suo effettivo utilizzo rendono questo strumento inadeguato in tutte le situazioni in cui la nascita deve avvenire rapidamente.

Questo limite è stato superato con la nuova ventosa che differisce dal modello tradizionale per un particolare semplice ma sostanziale: la coppetta che viene applicata alla testa del bambino non è di metallo ma in plastica quindi si adatta meglio e più rapidamente alla testa del bambino permettendo un utilizzo praticamente immediato dello strumento. Un apposito “grilletto” aziona il meccanismo che produce il vuoto non appena la coppetta è stata inserita nella vagina e posizionata sulla testa del neonato. La ventosa Kiwi è più leggera e maneggevole, poiché non necessita di pompe per l’aspirazione; aderisce perfettamente e si può utilizzare subito per esercitare una lieve trazione verso il basso, in occasione delle contrazioni e quindi delle spinte della mamma, favorendo la rotazione della testa e l’uscita dal canale del parto.

Il sostanziale vantaggio garantito dall’applicazione della ventosa kiwi è la velocizzazione dei tempi di intervento permettendo di intervenire nell’ultima fase del periodo espulsivo nel caso in cui la donna per un travaglio lungo e faticoso è particolarmente stanca e provata non riesce più a collaborare, oppure quando le contrazioni diminuiscono di intensità e frequenza nonostante il ricorso a farmaci quali l’ossitocina destinata a stimolare l’attività contrattile.

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