Ci risiamo! Mia figlia (due anni) va all'asilo da tre giorni e si è già presa un bel raffreddore con febbrone. Lo so, sono i rischi del mestiere! Primo giorno 39-39,5°C.; secondo giorno 38-39°C.; terzo giorno 37-37,5°C.; quarto giorno è senza febbre e, questa volta, abbiamo scampato anche la tosse. Mia mamma (la nonna) dice che bisognerebbe tenerla a casa per una settimana, per farle fare la convalescenza. Io la vorrei fare uscire domani (quinto giorno) e mandarla all'asilo dopodomani (sesto giorno). Sono una madre sciagurata? Questa storia della convalescenza serve davvero ad evitare le ricadute e a "rinforzare" l'organismo? Vorrei evitare di tenerla a casa (e complicarmi enormemente la vita) se non serve a nulla. Sapete dirmi qualcosa su come comportarsi dopo una banale influenzetta o raffreddore?

La convalescenza è un periodo di "riposo" dopo una malattia, che consenta al bambino di recuperare le forze e tornare appieno alla vita di ogni giorno. Ma quanto deve essere lunga la convalescenza? Dipende ovviamente dalla gravità della malattia e da quanto ha debilitato il bambino.

Ogni infezione virale respiratoria produce una depressione immunologica che facilita la ricorrenza di altre infezioni respiratorie nei periodi seguenti. In alcuni bambini (al primo anno del nido) questo fatto viene evidenziato in modo drammatico e per un anno intero stanno sempre male ed hanno la tosse dal 15 di settembre al 15 di giugno, ad andar bene.

Le malattie scolastiche si diffondono di più per il rientro troppo precoce a scuola o al nido dei bambini che, pur essendo "quasi guariti", disperdono ancora tra i piccoli compagni il loro virus contagiandoli. Tuttavia, se si dovesse tener conto di tutto questo, per ogni episodio infettivo delle prime vie aeree si dovrebbe consigliare una convalescenza di 3-4 o più settimane. Tutto questo è un "lusso" che la nostra società non vuole o non può più permettersi e c'è una forte spinta a richiedere il certificato di rientro anche quando il bambino non è perfettamente guarito.

C'è pure da dire che queste malattie dei primi anni di scolarizzazione sono, nella maggior parte dei bambini, di scarsa gravità e l'esperienza oramai di decenni di questa politica imposta da esigenze economiche familiari ci ha abbastanza tranquillizzato per lo meno nella maggior parte dei bambini. Personalmente io ai miei assistiti, se ne hanno la possibilità, raccomando di evitare il nido e andare alla scuola materna sui tre anni.

Quindi se hanno una nonnetta disponibile raccomando loro di sfruttarla e non avere fretta di mandarli al nido. Tuttavia l'esperienza di tutti questi anni ci ha fatto capire che alla fine grandi problemi non ci sono e che quei bambini, che dai sei mesi di vita fino ai tre anni sono un disastro, alla fine (tranne rare eccezioni) non avranno conseguenze. Il pediatra dovrebbe avere il compito di rilasciare un certificato di guarigione per la riammissione a scuola.

Cosa può fare però un pediatra che negli ultimi decenni ha avuto migliaia di mamme che lo hanno consultato preoccupate per la febbre insorta il lunedì, hanno telefonato preoccupate il martedì perché ancora con la febbre e che il giovedì, ancora pieni di catarro, li portano per il certificato di rientro alla scuola materna dicendo che dal mercoledì sono sfebbrati e che loro debbono andare al lavoro?

D'altra parte la frequentazione (per visite domiciliari) di molte abitazioni porta alla constatazione che un solo stipendio, nella maggior parte delle famiglie, non basta ed il pediatra deve dare consigli e certificare anche in base al fatto che visitando l'appartamento di un bambino, il vano riservato al salotto è occupato da un vaso di fiori, due sedie diverse tra loro, un triciclo di plastica, un pallone e null'altro.

Riassumendo: nel caso se lo possa permettere perché non lavora o la nonna può accudire il suo bambino, lo tenga a casa fino a guarigione ben confermata ma, d'altra parte, se non se ne può fare a meno, nella gran parte dei casi una precoce riammissione al nido (un rientro al fronte in prima linea come dico io alle mie mamme) non crea eccessivi problemi nel futuro del bambino.

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