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Non passa sera che mio figlio non pianga. Credo abbia le coliche gassose dei neonati.
a cura di: Dott. Giuseppe Varrasi (pediatra)
"Se, oltre alla mamma, il lattante è accompagnato anche dal papà, allora ha le coliche gassose". Questa battuta di qualche anno fa (quando era più raro vedere un papà in studio) testimonia tutta la preoccupazione e il trambusto che genera un problema tutto sommato "banale". Il lattante sta bene, cresce bene, si alimenta con regolarità (dalla mamma o artificialmente), ma verso sera comincia a piangere, a scalciare, a svegliarsi gridando, e va avanti così fino a notte inoltrata.
Al mattino, lui che può, dorme profondamente e si sveglia in perfetta forma, affamato e sorridente. La famiglia lo porta dal Pediatra, che non trova nulla di patologico, tranne forse un po' troppo gas nel pancino (meteorismo) e li rassicura. Ma la rassicurazione dura poco, perché la sera dopo si ricomincia con le passeggiate in corridoio e i sorsini di camomilla.
La nonna dice alla mamma: "sarà il tuo latte che non è più buono! Non dovevi mangiare la pizza ieri sera". L'altra nonna aggiunge: "non tenetelo sempre in braccio, che lo viziate: piangere un po' gli fa bene ai polmoni". La zia, che c'è già passata, dice di provare certe gocce. E i genitori (sempre più disperati e con occhiaie profonde) portano il figlio (sempre più rotondo, perché ha scoperto che mangiando il dolore gli passa e quindi mangia come un leone) ancora dal Pediatra, o magari da altri Pediatri, o magari scrivono a Pediatria On Line.
Le coliche gassose del neonato sono crisi dolorose che si manifestano ad ondate, soprattutto verso sera, con irritabilità, agitazione e grida che durano almeno 3 ore al giorno per almeno 3 giorni la settimana; iniziano verso l'età di 2-3 settimane e si risolvono entro i 3 mesi, senza compromettere la crescita.
Come per tutte le situazioni non chiare, le ipotesi sono diverse e probabilmente collegate fra loro: intolleranza alimentare, nel senso di un'allergia alle proteine del latte o di una intolleranza al lattosio (lo zucchero del latte). immaturità gastrointestinale, aerofagia, peristalsi inefficace tensione genitore-neonato: un bambino che fatica a rilassarsi (nervosi si nasce!) e una mamma tesa che non riesce a consolarlo. Ma non è certo facile rimanere tranquilli quando si ha un figlio che passa le sere piangendo; e poi, i sensi di colpa che derivano dal sentirsi inadeguati a calmarlo non aiutano affatto.
Il primo e fondamentale passaggio è riuscire a calmare il bambino, consolandolo e rilassandolo. Per fare questo sono leciti tutti i trucchi (ciuccio, passeggiata, tenerlo in braccio, bere camomille o tisane, attaccarlo al seno), senza alcuna paura di generare vizi o cattive abitudini. Per consolare e rilassare il bambino, deve essere rilassata e tranquilla la mamma.
Partendo dalla consapevolezza che il bambino sta bene, che le coliche sono innocue, che prima o poi passeranno, occorre qui migliorare la qualità dell'interazione madre-bambino. Sedetevi in poltrona, piazzate un cuscino sotto il braccio, rilassate i muscoli, parlate con calma, abbassate il volume, non forzatelo a bere o a mangiare a tutti i costi, allontanate tutti quelli che vi stressano. Il bambino capisce subito se la mamma è tesa. Non cercate di imbrogliarlo.
Si possono usare farmaci. L'effetto non è garantito, ma tutti noi prescriviamo farmaci contro il meteorismo da usare con regolarità e farmaci anti-spastici da usare al bisogno, quando proprio non si riesce a calmarlo. Anche i probiotici (i moderni fermenti lattici) rientrano in questa possibilità, agendo sul ripristino della flora intestinale normale. Cambiare latte.
Se il bambino utilizza un latte adattato, è un tentativo praticabile il passare ad un latte con una quota di maltodestrine. In casi limite, è lecito provare anche un latte di soia: se funziona, in futuro occorrerà chiarire se c'è una situazione di allergia. Se invece mangia dalla mamma, vietato smettere.
1/12/1996
13/8/2010
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