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Imparare una seconda lingua a 17 mesi di vita

Vorrei affiancare a mia figlia una baby-sitter inglese per alcune ore al giorno per farle imparare una seconda lingua. L'apprendimento di una seconda lingua non ha nessuna controindicazione.

a cura di: Dott.ssa Monika Runggaldier (psicopedagogista della redazione di www.educare.it)

Sono la mamma di una bambina di 17 mesi. Per il momento la accudiscono i nonni; io però vorrei affiancarle una baby-sitter madrelingua inglese per alcune ore al giorno o anche solo due o tre volte alla settimana. Pensate che sia una buona idea: c'é la possibilità che la bimba, che già parlotta, possa confondersi con la conseguenza di non imparare l'inglese e di regredire nell'uso dell'italiano?

L'apprendimento di una seconda lingua non ha nessuna controindicazione. Purtroppo si assiste ancora diffusamente a un certo timore che l'apprendimento di una seconda o terza lingua possa in qualche modo confondere l'apprendente. Ma, noti bene, si tratta di timori o convinzioni del "senso comune" senza alcun fondamento scientifico ovvero psico-linguistico.

Studi longitudinali hanno invece ampiamente ed empiricamente dimostrato che l'apprendimento contemporaneo di più di una lingua non porta affatto a "confusione" o "regressione" nell'uso ed utilizzo della propria lingua prima ma, anzi, contribuisce positivamente ad un'acquisizione più ricca, creativa, consapevole di quest'ultima. L'attività delle sinapsi nelle aree linguistiche del cervello viene stimolata ulteriormente, con evidenti vantaggi anche per la lingua prima.

Non vorrei addentrarmi in un linguaggio troppo scientifico-specialistico, Le vorrei invece fare un semplice esempio-metafora che si avvicina a ciò che desidero ribadire a proposito dell'annosa questione "confusione linguistica", la quale, come Le ho detto, non è una disputa scientifica, ma solo un timore del senso comune che non ha ragion d'essere. Gli psicolinguisti sono d'accordo sulle grandi opportunità dell'apprendimento multi-lingue, diacronico o sincronico che sia.

Ecco l'esempio-metafora (ad esempio nuoto, "stile rana"): non è affatto vero che chi si appresta ad acquisire questa competenza (=stile rana) si confonda in qualche modo o impari più lentamente qualora imparasse sincronicamente un altro stile, ad esempio lo "stile libero". Anzi, l'acquisizione della competenza "stile rana" ne trarrebbe indubbio vantaggio. Similmente dicasi per l'apprendimento, anche quello contemporaneo, di più lingue. 

Tenga però sempre presente che all'inizio c'è la relazione, soprattutto in età così piccola come questa della Sua bambina, dove le motivazioni per parlare dipendono in grandissima parte dal rapporto emotivo tra l'adulto e il bebè. L'apprendimento linguistico, se alla base non c'è una relazione socio-affettiva, non porterà a risultati eccellenti. Ma questo può accadere anche se si tratta della lingua prima (madre o padre-lingua), tanto è vero che le difficoltà linguistiche nei giovani sono spesso proporzionalmente correlate a difficoltà relazionali ed affettive pre-esistenti.

Non è importante se la baby-sitter è di madre lingua inglese o italiana, ma se è una baby-sitter con "il cuore e l'anima" ovvero con le competenze individuali - sociali - metodologiche che Lei madre sicuramente potrà valutare meglio di me. La Sua piccola, prima di tutto, non sentirà la lingua inglese, ma sentirà il tatto dolce, la voce melodica e benevola, l'odore, e tante altre cose ancora della sua baby-sitter. 

Detto questo, penso che anche la questione quantitativa (alcune ore al giorno o due - tre volte alla settimana) non sia di particolare rilevanza. Escluso il problema della "confusione" o "regressione" linguistica, Le auguro una serena decisione. Infine mi permetto di segnalarLe due consulenze, prestate per contesti e situazioni molto diversi dalla Sua, ma che comunque potrebbero essere d'interesse perché trattano la questione lingua prima - lingua seconda: "Mio figlio bilingue" del dottor Luciano Pasqualotto e "Timidezza" (mia). Le potrà leggere sul sito Educare.it

22/11/2001

22/3/2015

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