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Dermatite atopica e asma bronchiale e allergica

E' allergico alle graminacee e soffre di asma allergica. Potrebbe migliorare crescendo? In genere i segni clinici della dermatite atopica precedono lo sviluppo di asma e/o di rinite allergica.

a cura di: Dott. Sergio Manieri (pediatria)

Il mio bimbo ha quattro anni e, da quando aveva circa due mesi, soffre di dermatite atopica. Negli ultimi tempi però l'unico punto che gli crea problemi (non gravissimi nel senso che non ho quasi mai dovuto usare il cortisone) è dietro le ginocchia. Questo significa che la dermatite sta regredendo e potrebbe scomparire?  Oltre a questo lui soffre d'asma bronchiale ed è allergico alle graminacee. Ci sono possibilità che con la crescita risolva questi problemi? (l'allergia ovviamente è difficile ma col vaccino ha qualche possibilità in più?)

L’allergia rappresenta una delle più importanti patologie croniche e, sostanzialmente, si caratterizza per una predisposizione genetica a sviluppare atopia.

Per atopia si intende la tendenza, familiare o personale, a produrre  un eccesso di anticorpi di un particolare tipo, immunoglobuline E (IgE), in risposta a basse dosi di allergeni (di solito proteine), che sono poi i veri responsabili della comparsa di manifestazioni allergiche di svariata natura, come Dermatite Atopica (DA), rinite e asma allergico.

Relativamente alla popolazione italiana, la prevalenza dell’allergia è nell’ordine del 30% e il fenomeno tende a crescere ancora. In particolare, nella popolazione infantile la prevalenza della dermatite atopica è cresciuta negli ultimi 40 anni dal 3% al 10-15% attuale. In crescita si sono dimostrate anche la rinite allergica, con una media del 10%, e in particolare, l’asma con valori che superano il 10% in alcuni centri urbani.

Fatte queste premesse, i sintomi riscontrati nel bambino al centro del quesito sono inquadrabili in quella condizione di atopia che viene definita come “marcia allergica”. Con tale terminologia si intende il progressivo sviluppo di diverse manifestazioni allergiche nei primi anni di vita, in parte riconducibili al patrimonio genetico individuale ed in parte come risposta a diversi fattori ambientali, favorenti o protettivi.

In genere i segni clinici della DA precedono lo sviluppo di asma e/o di rinite allergica, e quindi la DA costituisce il primo passo della marcia allergica: proprio come si è verificato nel bambino in questione. Dunque, le malattie allergiche si manifestano con una sequenza tipica.

Nel corso dei primi due anni di vita predominano l’allergia agli alimenti, in particolare uova e latte, e la DA. Infatti, i bambini con DA hanno in genere livelli di IgE totali più elevati rispetto ai controlli sani e presentano spesso IgE specifiche non solo per alimenti, ma anche per allergeni inalanti con un rischio aumentato di 4-5 volte di sviluppare sintomi a carico dell’apparato respiratorio.

Probabilmente, è l’alterazione della barriera cutanea, tipica del paziente con DA, che potrebbe favorire la sensibilizzazione agli allergeni e la conseguente comparsa di altre manifestazioni cliniche di atopia.. E’ possibile quindi che la sensibilizzazione attraverso la cute costituisca, in alcuni casi, il primo passo della marcia allergica.

Come detto, la DA esordisce precocemente: circa l’85% dei bambini la manifesta prima dei cinqu anni di vita e, addirittura, nel 45% dei casi la malattia esordisce nei primi sei mesi di vita. Fortunatamente, essa ha una spontanea remissione prima della adolescenza in oltre la metà dei casi, tuttavia alcuni fattori come l’esordio molto precoce, la gravità dei sintomi cutanei, la familiarità per DA e la concomitanza di asma e/o rinite allergica, sono predittivi della sua persistenza.

In molti casi però la presenza della dermatite anticipa la comparsa delle allergie respiratorie (che rappresentano la terza causa di malattia cronica in Italia, interessando oltre 10 milioni di persone e colpendo in particolar modo i più piccoli) costituendo uno dei principali fattori di rischio per il successivo sviluppo di rinite allergica (fino al 77% dei casi) e di asma (dal 20% al 68% dei casi).

Invece, lo sviluppo di IgE specifiche per inalanti inizia più tardi. In genere la produzione di IgE specifiche per gli allergeni perenni si verifica tra il 2° ed il 5° anno di vita, seguita dalla sensibilizzazione agli allergeni stagionali. In effetti, la maggior parte dei bambini con asma riconosce l’insorgenza della malattia entro i 4-5 anni di vita, la rinocongiuntivite insorge generalmente poco dopo, anche se può precedere l’asma, ma spesso le due condizioni sono presenti contestualmente in circa l’80% dei pazienti adulti.

Un aspetto molto interessante è il fatto che quanto più precoce è la sensibilizzazione (produzione di IgE) verso alcuni allergeni (alimentari o inalanti) tanto più alto è il rischio di sviluppare asma a distanza di tempo. Infatti, la sensibilizzazione alle uova, al latte o ad entrambi nel primo anno di vita può aumentare il rischio di asma nell’età adulta. Analogamente, la sensibilizzazione ad allergeni inalanti (acari, cane, gatto, graminacee) entro i primi due anni di vita aumenta il rischio di asma in età adulta.

Concludendo, si capisce che la sintomatologia manifestata dal bambino in questione è, in qualche misura, una condizione “attesa” in quanto espressione della storia naturale della patologia allergica.

Infine, il “vaccino” (così definito del quesito) ma più appropriatamente l’immunoterapia specifica (ITS), pur non essendo d’aiuto sulla DA, rappresenta la sola terapia eziologica in grado di modificare e/o arrestare la cosiddetta marcia allergica, cioè la storia naturale della malattia allergica. L’ITS, infatti, è in grado di prevenire la progressione da rinocongiuntivite all’asma e di prevenire lo sviluppo di nuove sensibilizzazioni nei bambini monosensibilizzati.

30/6/2010

1/3/2016

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