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Il Pediatra risponde

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Tubercolosi in famiglia

Un caso di tubercolosi in famiglia: i bambini devono fare il vaccino? Il vaccino per la tubercolosi va ripetuto a distanza di qualche mese? i consigli del Pediatra.

a cura di: Dott. Ezio Sartori (pediatra)

Ho 32 anni e sono madre di due bambini di cinque e due anni e mezzo; io all'età di 18 anni ho avuto un fatto specifico (focolaio di tubercolosi polmonare) curato e risoltosi bene. Ora, a seguito di un controllo, sembra che abbia riavuto una recidiva (anche se con nessuno dei sintomi classici come tosse, febbricola o alterazione della VES) e anche per precauzione e profilassi sto facendo una cura. Già prima e ancor più ora sono preoccupata che in qualche modo possa essere contagiosa per i miei bimbi (anche se il test dell'espettorato-cultura prima della cura è risultato negativo). A tal proposito vorrei chiedervi: è il caso che i miei figli facciano il vaccino? Perché la mia pediatra sembra poco propensa al vaccino? Il vaccino ha forse delle controindicazioni? Il tine-test che ho eseguito sui bimbi e che è negativo, è un mezzo sufficientemente attendibile e va ripetuto a distanza di qualche mese? E' il caso di fare una cura come profilassi ai bimbi?

Gentilissima lettrice, la sua domanda mi permette di affrontare il problema molto interessante della presenza in una famiglia di un adulto con infezione tubercolare. Prima di tutto bisogna sapere se lei ha una recidiva di tubercolosi e se è contagiosa. Una risposta precisa le può essere fornita solo dal suo medico curante, che dispone di tutti gli elementi (la storia clinica e le informazioni che provengono dalla visita, dagli esami radiologici e di laboratorio, compreso l'esame dell'espettorato) per valutare la sua situazione. Proverò, in ogni caso, a chiarire alcuni aspetti del problema che penso possano esserle utili per affrontare insieme al suo medico curante e alla sua pediatra la situazione che la preoccupa. 

Per prima cosa è importante valutare se lei stessa sia stata esposta a persone con infezione tubercolare trasmissibile: infatti la recidiva potrebbe anche dipendere da un nuovo contatto con il bacillo tubercolare. Potrebbero esserci, tra i contatti famigliari, alcune persone anziane che "da sempre" hanno la tosse, senza altri grossi disturbi e senza che si sia reso necessario un controllo clinico; Lei potrebbe essere esposta, per motivi di lavoro o di volontariato, a gruppi di persone che più facilmente sono affette da tubercolosi o, infine, potrebbe avere un dipendente o un collaboratore domestico recentemente immigrato da paesi con elevata diffusione dell'infezione tubercolare. Lei non accenna alle condizioni di salute di suo marito che, verosimilmente, è il più esposto ad un eventuale contagio. E' opportuno che anche suo marito si sottoponga, se non l'ha già fatto, ad un controllo clinico ed esegua una reazione alla tubercolina. 

Per sapere se una persona è stata esposta all'infezione tubercolare un test molto importante è la reazione cutanea alla tubercolina. La tubercolina è sostanzialmente una proteina estratta dal germe responsabile della tubercolosi e se una persona è venuta in contatto con questo germe, dopo alcune settimane (da due a dodici, di solito tre o quattro) presenta una reazione della pelle quando questa proteina viene iniettata al di sotto dello strato cutaneo superficiale. Una reazione positiva indica che quella persona è venuta in contatto con il bacillo tubercolare e che il suo sistema immunitario ha reagito difendendosi. Nel caso di sospetta infezione è abituale eseguire nel bambino l'intradermoreazione di Mantoux che consiste nell'iniettare nel derma 5 Unità Internazionali di un derivato delle proteine del bacillo tubercolare. 

Lei riferisce la negatività del tine-test: con questo termine si intende un altro tipo d'indagine (spesso eseguita per controllare la popolazione scolastica) che viene fatta appoggiando sulla pelle una specie di "timbro" provvisto di più punte di plastica. Ritengo opportuno che invece i suoi famigliari eseguano, se non lo avessero già fatto, l'intradermoreazione. Una reazione positiva impone un controllo clinico, radiologico e degli esami del sangue per distinguere tra infezione (contatto con il germe e reazione di difesa dell'organismo) e malattia. In ogni caso è opportuno iniziare una terapia antitubercolare che sarà di durata e di tipo diverso secondo la situazione. 

Il vaccino contro la tubercolosi è costituito da germi vivi e attenuati (non provocano la malattia). La sua funzione principale è quella di difendere il soggetto vaccinato dalle gravi infezioni tubercolari mentre è meno attivo nell'evitare forme meno importanti di malattia tubercolare. Gli effetti collaterali abbastanza frequenti del vaccino sono una reazione locale (dolore gonfiore) nella sede della puntura o un rigonfiamento dei linfonodi che sono vicini alla sede della somministrazione. Eccezionali le reazioni più gravi. Nel caso d'infezione tubercolare in una famiglia, il vaccino è indicato quando il bambino è esposto continuativamente ad una persona con tubercolosi polmonare contagiosa resistente ad alcuni farmaci (o quando quella persona non sia stata curata o sia curata in maniera non adeguata) e l'esposizione non possa essere interrotta. La situazione che descrive sembra escludere questa eventualità. Spero che queste poche indicazioni le possano essere utili per comprendere meglio il suo problema.

13/6/2001

1/12/2015

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