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Gli esami da eseguire in gravidanza

Tutti gli esami da fare per vivere serenamente la gravidanza. Gli esami del sangue sono indispensabili per controllare la salute durante la gravidanza.

a cura di: Dott.ssa Donatella Bresciani (ginecologa), Prof. Silvano Zaglio (specialista in ostetricia e ginecologia - andrologia)

Il tipo e la frequenza degli esami del sangue vengono decisi dal medico secondo le necessità; esiste però una serie di controlli richiesti di routine a tutte le gestanti.

Il prelievo di sangue viene effettuato al mattino a digiuno, dalla vena della parte interna del gomito, in quantità diversa a secondo del numero di esami prescritti. E’ difficile che un prelievo provochi senso di mancamento o vertigini; quando succede ciò è dovuto più al digiuno e a una certa paura che non al prelievo: basta restare sdraiate un poco e mangiare qualcosa perché tutto passi.

Esami normalmente richiesti:

  • Gruppo sanguigno e fattore Rh. Se il fattore Rh è negativo viene eseguito ogni mese un altro esame, test di Coombs indiretto, per evitare insorgenza di complicazioni. Inoltre è importante conoscere anche gruppo e Rh del padre
  • Rubeo test: serve per verificare se si è immunizzate per la rosolia. Va eseguito sempre salvo non si sia già avuto in precedenza un risultato positivo, tale da garantire una buona immunizzazione. Fatto il test, le possibilità sono tre:
       - il risultato è positivo: si è immunizzate e non va più ripetuto; 
       - il risultato è positivo ma lascia supporre una infezione recente o presente: il caso va valutato dal medico;
       - il risultato è negativo: va ripetuto ogni 40 giorni circa per tutta la durata della gravidanza.
  • Toxo test: serve per verificare se si è immunizzate per la toxoplasmosi.Se il risultato è positivo vuol dire che si è immunizzate  e non bisogna più ripeterlo; se negativo è opportuno ripeterlo ogni mese per tutta la gravidanza.
  • Esame per Citomegalovirus (CMV): serve per controllare se si è affette da Citomegalovirus. E’ opportuno sottoporsi al test all’inizio della gravidanza: nel caso di positività è necessario rivolgersi al medico.
  • Reazione di Wasserman o V.D.R.L: sono esami che individuano l’eventuale contagio da sifilide, malattia venerea molto diffusa  con sintomi iniziali trascurabili. Se la malattia viene individuata e curata in tempo si può guarire  con facilità ma, se trascurata, può dare gravi conseguenze. Se il risultato dell’esame è negativo non è necessario ripeterlo, se invece è positivo il medico richiederà esami più approfonditi prima della terapia
  • Esame emocromocitometrico: serve a controllare il numero dei globuli rossi, dei globuli bianchi e la quantità  di emoglobina presente nel sangue. La dimensione dei globuli rossi viene controllata per escludere la presenza della  talassemia. In gravidanza la quantità di sangue in circolo aumenta notevolmente e questo provoca un equilibrio diverso tra le varie parti che lo compongono (il sangue risulta più diluito). E’ normale quindi che la gravida risulti affetta da "anemia". Può succedere che il numero dei globuli rossi si riduca  notevolmente e che quindi l’anemia diventi pericolosa. Per questo l’esame va ripetuto spesso. I tipi di anemia possono essere diversi, come lo sono le cause che la provocano.
  • Sideremia e transferrinemia: sono due esami che individuano una carenza di ferro. Nell’organismo il ferro serve ai globuli rossi per trasportare l’ossigeno perciò, se in quantità insufficiente, essi non riescono più a svolgere la loro funzione.Tra i vari tipi di anemia, quella da carenza di ferro è la più frequente e, se si instaura, il medico prescriverà integrazioni di ferro in modo da consentire alla gravida di arrivare al parto e all’allattamento in condizioni migliori.
  • L’azotemia e creatinemia: servono a valutare le quantità di azoto e creatinina nel sangue. Queste sostanze sono prodotti di rifiuto dell’organismo che devono essere filtrati ed eliminati dai reni. Se la loro quantità nel sangue è elevata significa che i reni non funzionano. In gravidanza i reni devono adattarsi a depurare una quantità di sangue maggiore  del solito; dalla loro capacità di adattamento dipendono in gran parte gli equilibri delicatissimi tra l’acqua e i sali minerali che vengono eliminati con l’urina. La rottura di questi equilibri può dare disturbi anche gravi.
  • Glicemia: serve a misurare la concentrazione del glucosio nel sangue. Il glucosio è uno zucchero che serve come carburante per l’organismo: in parte circola liberamente nel sangue come fonte immediata di energia, il rimanente viene accumulato, pronto ad entrare in circolo in caso di necessità. Se questo meccanismo di regolazione si altera, il glucosio presente nel sangue aumenta più del dovuto e l’organismo ne risulta intossicato. Il controllo della glicemia serve a cogliere in tempo eventuali anomalie prima che si instauri una malattia vera e propria, il diabete gestazionale. Tra la 24° -28° settimana va eseguita la “curva glicemica da carico orale di glucosio”; questo esame va anticipato alla 16° settimana nelle pazienti con pregresso diabete gestazionale.
  • Transaminasi: servono a valutare il funzionamento del fegato: se sono normali non è necessario ripeterle. Se nel corso della gravidanza compariranno disturbi di fegato, gli esami verranno ripetuti.
  • Antigene Australia (HBsAg): serve a scoprire se si è portatrici sane del virus dell’Epatite B. Essere portatrici sane significa, pur non avendo la malattia, avere il virus nel sangue  e poterlo trasmettere al bambino durante il parto o l’allattamento. Saperlo prima del parto permette  di poter sottoporre il bambino appena nato ai trattamenti in grado di prevenire lo sviluppo della malattia (vaccinazione, gammaglobuline).
  • Prelievo di muco cervicale: tra la 35° - 37° settimana viene richiesto alla donna di eseguire un tampone vaginale. Serve ad evidenziare l’eventuale presenza dello Streptococco Beta-emolitico che potrebbe infettare il bimbo durante il passaggio nel canale da parto; se l’esito è positivo viene seguita una terapia antibiotica.  

 

26/11/2009

17/7/2016

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