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Subisce le aggressioni, ma non reagisce

Subisce le aggressioni fisiche degli altri bambini senza riuscire a reagire. Vorrei un consiglio su come insegnarli a difendersi. I consigli della psicologa.

a cura di: Dott.ssa Monica Balli (pedagogista della redazione di www.educare.it)

Ho un bambino di tre anni allegro e socievole con gli adulti ma un pochino introverso con i coetanei. Ho notato, in più di un'occasione, che mio figlio tende a subire le aggressioni fisiche degli altri bambini senza riuscire a reagire, anzi facendo finta che l'aggressione (uno schiaffo o una spinta) non si sia proprio verificata. Ho notato anche che mio figlio tende a trattare con maggiore considerazione e cortesia il bambino che lo ha spaventato con l'azione aggressiva. Vorrei un consiglio su come incitare mio figlio a reagire in queste circostanze sia affinché impari a difendersi sia perché ho paura che questa tendenza a subire possa nascondere una certa disistima in se stesso.

Gentile signora, l'aggressività, oltre ad essere una risposta alla frustrazione, è una pulsione primaria che nel corso dello sviluppo si trasforma, attraverso meccanismi compensatori (razionalizzazione, sublimazione ecc.), permettendo di maturare e progredire. Tuttavia, è vero anche che ci sono modi diversi di elaborare la realtà e il proprio vissuto e quindi le cause che possono aver portato il bambino ad inibirsi davanti alle aggressioni dei compagni possono essere molteplici. Talvolta i bambini, in età prescolare, inibiscono gli affetti negativi mostrando gli affetti desiderati dalle persone alle quali sono attaccati o desiderano attaccarsi di più, pensando: "mi comporto come loro vogliono per avvicinarmi a loro".

Cercano di eliminare ricordi o episodi spiacevoli in grado di causare atteggiamenti di distacco da parte dei genitori, e mettono in atto, nelle situazioni di difficoltà, "falsi affetti". Può essere necessario cercare di infondere al bambino una maggiore sicurezza affrontando le situazioni spiacevoli, parlandone e osservando bene le modalità di relazionarsi con i compagni. Consiglio inoltre un'osservazione e una valutazione psicologica in grado di fornire una diagnosi dettagliata utile per poter intervenire. Augurandole un futuro sereno la saluto e rimango a sua disposizione per qualsiasi domanda, consiglio o suggerimento.

20/7/2001

28/2/2015

I commenti dei lettori

Io vorrei raccontare la mia esperienza di bambina, Noto che ho avuto un infanzia da timida anch'io e non l'ho superata bene perchè in alcune situazioni nuove sono ancora timida e non riesco ad esprimere bene la rabbia o la frustrazione, come invece fanno gli altri, io sono stata educata molto rigidamente, sul genere, si rispettano gli altri, non si fa confusione non si reagisce con cattiveria etc ,ma noto che invece alcune persone non si trattengono affatto quando una condizione non gli piace o ad esempio se incontro un conoscente magari ex compagno di scuola, non mi salutano perchè in me rivedono la bambina timida e quindi non mi sento rispettata, mi rendo conto di essere cresciuta con delle insicurezze.

eliana (FR) 06/09/2011

Buon giorno, ho un bambino di 6 anni. E' un bimbo adottivo che ha subito sevizie da parte dei genitori biologici, è con noi da un anno e mezzo. A scuola dell'infanzia prima e primaria ora quando viene infastidito o picchiato non reagisce e si isola smettendo di giocare. Noi abbiamo fatto un lavoro sul NON uso delle mani ma gli indichiam,o sempre di rivolgersi all'adulto della situazione raccontando l'accaduto, assolutamente di non fare uso delle mani come fanno i compagni con lui.Quando però è a casa con sua sorella di 7,5 anni la 'mena' che è un piacere. Nopi continuiamo sulla stessalinea di condotta e quando necessario va davanti al suo posticino dove abbiamo attaccato la regola del rispetto del corpo dalla testa ai piedi che lui ha portato quando è arrivato da noi(ereditata dall'asilo dov'era prima). Cosa mi consigliate? Grazie



Andrea (VE) 12/09/2011

salve, ho una bimba di quasi 7 anni no reagisce a niente davanti una discussione con qualche amichetta i amichetto. reagisce con i cugini ma con amici no.e quando stanno i genitori avanti lei cerca di farlo guardandoci, ma non voglio che per lei sia un vero è proprio problema psicologico vogliamo solo che reagisce e no che pianga ogni volta che gli viene fatto un qualcosa anche cose banalissime.perchè alla fine mi dispiace vederla piangere e soffrire.cosa devo fare? quale deve essere il nostro comportamento per non farla avere problemi del genere? grazie per la eventuale risposta .valeria

valeria (NA) 24/05/2012

Salve, quando ero piccolo non sapevo difendermi dai miei coetanei, loro se ne approfittavano perchè ero anche timido poichè mi dicevano che il mio modo di parlare era lento e quando leggevo la mia maestra mi diceva di non leggere a cantilena allora parlavo il meno possibile, in prima media un compagno di classe mi prese di mira per i suoi litigi cosi ero costretto a lotta con lui anche se non avevo voglia, (per fortuna poi siamo diventati amici inseparabili) poco dopo inizio a praticare le arti marziali ed imparai a difendermi tanto che all'eta' di 18 anni la mia ragazza venne fermata brutalmente da uno sconosciuto siccome non mi aveva visto non so che intenzioni aveva quindi gle le ho suonate di santa ragione cosi adesso posso dire hai vostri figli che hanno paura dei coetanei mandateli a fare arti marziali, possibilmente dove le arti marziali do i colpi sono piu reali possibili in questo e credo sia l'unico modo che acquisiranno grande fiducia in se stessi e coraggio da vendere come l'ho acquisito io dopo la pratica di alcuni anni di karate premetto che la fiducia in se stessi non e' immediata all'inizio dell'attivita sportive ma arriva di sicuro, un'altra volta all'età di 19 anni sono dovuto intervenire per sedare un litigio contro un mio conoscente segno che la paura verso gli altri e passata del tutto, anzi adesso sono loro che devono preoccuparsi a non toccarmi. Saluti e un augurio at tutti i bimbi che hanno questa fobia, spero di averli aiutati. Saluti

antonio (PA) 27/04/2013

salve sono la mamma di una ragazza di 18 anni e di un ragazzo di 12. ad entrambi ho inculcato un'educazione che penso sia il dovere di ciascun genitore impartire, rispetto per gli altri, generosità, richiesta di aiuto agli insegnanti in caso di difficoltà. ma dall'esperienza delle scuole medie di entrambi ho capito che purtroppo non bastava, dunque ho deciso di intervenire personalmente, prima parlando con i compagni disturbatori, poi con le insegnanti ed in alcuni casi anche con i genitori dei compagni. noi genitori dobbiamo tutelare la sicurezza dei nostri figli e vigilare più che possiamo, per evitare di piangere quando poi è troppo tardi. il libertinismo assoluto della società moderna non ha fatto altro che generare una cultura del super io che porta danni a tutti, e si rivela un boomerang contro gli stessi genitori che lo hanno favorito. e' sbagliatissimo dare questo senso di superiorità nei propri figli, che inevitabilmente si trasformano in bulli senza sentimenti, impossibili da gestire persino dagli educatori. dunque mi sono resa conto che far partecipare i miei figli a rappresentazioni teatrali, musical per vincere la propria timidezza, per credere in se stessi senza mai sentirsi inferiori a nessuno, ma, attenzione, neanche superiori, ma pari a tutte le persone normali. questo è stato il mio lavoro di mamma. non possiamo neanche noi sentirci dei padrieterni perché di Dio ne esiste uno solo e nessuno di noi può superarlo. l'umiltà è l'ingrediente base di un buon cristiano, siamo figli di Dio ma non dobbiamo mai lasciare che qualcuno schiacci la nostra dignità, dunque abbiamo il dovere con la nostra vita di essere di buon esempio per tutti, e di batterci sempre per la nostra e per la sicurezza di tutti. senza alcuna violenza. finora i miei figli mi hanno dato grandi soddisfazioni, ma il mio lavoro di vita non potrà mai considerarsi concluso. buona vita anche a tutti voi!

sole (CS) 02/09/2013

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