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Salmonella nei bambini

La salmonella nei bambini rimane più a lungo nelle feci, ma non vuol dire che la malattia duri di più. Utile ripetere la coprocoltura.

a cura di: Dott. Giuseppe Varrasi (pediatra)

Mio figlio, un bimbo di 20 mesi, è affetto da circa quattro mesi da salmonella di gruppo D. Credo di essere ormai sufficientemente informato sull'uso o meno degli antibiotici in casi analoghi al mio. L'unico sintomo manifestato dal bambino è caratterizzato dalla presenza di feci leggermente poltacee. A parte questo mio figlio è del tutto normale, si alimenta con appetito, non ha febbre, diarrea, perdita di peso, ecc. Mi è stato più volte ripetuto che statisticamente il periodo massimo di positività della malattia è di circa sei mesi. È vero? Se il bambino risultasse positivo oltre tale periodo significherebbe che sarebbe diventato un portatore sano? In caso affermativo, come ci si dovrebbe comportare? Che probabilità ci sono che abbia contratto l'infezione all'asilo nido che frequenta considerando che, per quanto sappiamo (l'asilo è una struttura privata di Milano), non si sono manifestati altri casi oltre al suo? Se diventasse portare sano, come farebbe a rifrequentare asili, scuole, ecc?

La salmonella nei bambini si comporta diversamente rispetto agli adulti. Il bambino con meno di cinque anni ha in media un periodo di escrezione del germe con le feci più lungo rispetto ai bambini più grandi o agli adulti. In pratica, circa il 45% degli infetti sotto i cinque anni elimina ancora il germe dopo tre mesi e circa l'1% lo fa ancora dopo un anno. La definizione di portatore sano si applica già ai primi giorni dopo la malattia: siccome tutti i malati, quando guariscono clinicamente (cioè non hanno più sintomi), continuano comunque ad eliminare germi per un po', tutti sono per un certo periodo portatori sani.

Fintanto che eliminano la Salmonella con le feci, i portatori sono a rischio di contagiare gli altri. Il contagio avviene se il materiale fecale infetto viene ingerito da altri; in pratica: oggetti a contatto con le feci del bambino; bambino che si tocca il sederino e poi tocca oggetti che altri mettono in bocca; madre o puericultrice che lo pulisce e poi non si lava bene le mani. Se il bambino usa il pannolino e chi lo accudisce sta attento, i rischi di contagio sono decisamente modesti.

Dal punto di vista medico, occorre la massima precauzione quando il bambino in comunità ha la diarrea; in questo caso, occorre isolarlo dagli altri e raccomandare al personale la massima igiene delle mani e degli oggetti. Una volta che la diarrea è passata ed il bambino è asintomatico, l'isolamento dalla comunità non sarebbe più necessario.

Tuttavia, per quanto riguarda la riammissione al nido, occorre sottostare al parere del locale servizio di Igiene Pubblica della ASL e soprattutto alle disposizioni di legge per le malattie infettive.

È difficile dire come e dove può essere avvenuto il contagio! Se nell'asilo nido non ci sono stati altri casi, il contagio potrebbe essere avvenuto altrove. I principali serbatoi di salmonella (eccetto il tifo, che contagia solo l'uomo) sono gli animali: pollame, bestiame, rettili e animali domestici. I principali veicoli di trasmissione del contagio (contaminati dal contatto con animali o persone infette) sono i cibi di origine animale (polli, carni rosse, uova, latte non pastorizzato), nonché frutta, verdura e riso.

1/2/1998

5/3/2015

I commenti dei lettori

anke a me e capitato avere la bimba di tre mesi in ospedale per salmonella e vi posso dire ke non e stato facile e non lo e tuttoora

emanueladoria (VV) 25/11/2011

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